modo di vivere…peso
sociale….capacità di dare….
Tema sempre
di grande attualità. Lo dimostra il fatto che è stato riproposto a Palermo, il
22 febbraio scorso allo Steri, a distanza di otto anni, da quando il 23
settembre 2006, giornata del pensionato, è stato discusso al Salone delle
Bandiere di Palazzo Zanca di Messina, su iniziativa della Sezione FEDERSPeV in un Convegno
interregionale Siculo-Calabro. Erano presenti: il Presidente nazionale Miscetti e i due Presidenti
Regionali allora in carica, il Dott. Benito Bonsignore e il dott. Antonio
Mura.
Il titolo
era “Il Pensionato oggi”. Seguiva il sottotitolo:....modi di vivere, ….peso
sociale…capacità di dare…
Hanno
relazionato: il Gerontologo, il sociologo, il consulente FEDERSPEV dott. Paolo
Quarto ed ha concluso il politico, deputato regionale On. Prof. Maurizio Ballistreri, docente di Diritto del
Lavoro all’Università di Messina.
Le
conclusioni sono state: cogliere nell’allungamento della vita media, la
spinta per il ripensamento di un diverso ruolo dell’anziano con una sua
presenza collaborativa nella famiglia e nella società. Vivere la fase del
pensionamento in un rapporto salutistico con se stesso e attivo nei confronti
di un mondo che evolve, di cui gli anziani-pensionati, sono una larga fascia
improduttiva per lo stato e quindi onerosa.
Il politico,
prof. Ballistreri infatti, nel dare un suo
giudizio, ha tenuto conto del peso sociale che l’aumento demografico delle
persone anziane comporta e ha ipotizzato la necessità di una revisione delle
politiche del welfare-state, anche sul terreno previdenziale, con riforme atte
a valorizzare le capacità professionali della categoria, oltre che
l’esperienza. Ha aggiunto: da solo, lo
Stato non può garantire la domanda. Può costruire però un nuovo network nel
quale inserire la solidarietà privata per una collaborazione fattiva
finalizzata a mantenere un ruolo attivo ai pensionati in salute.
Del Convegno
sono stati stampati gli atti.
A distanza
di otto anni dunque, si continua a parlare dello stesso argomento, a
dimostrazione della sua importanza e della sua costate attualità.
In verità è
sempre l’incidenza numerica e la prospettiva di sopravvivenza in una società
fatta sempre più di persone anziane-pensionate, che pressa suoi costi e spinge
a rivedere la loro condizione nel contesto di una società “civile” a scarsa
natalità e sempre più impegnata a garantire una pensione “frutto di
contributo”, come ribadisce Perelli Ercolini, ma grande spesa oggi per l’INPS.
Dai dati Eurostat del 2010, l’invecchiamento
della popolazione nella proiezione del 2050, sarà sempre più alto: supererà le
nascite e gli over 65 si raddoppieranno. In una
popolazione mondiale di nove miliardi, gli ultraottantenni saranno uno su sei.
In Italia la Sardegna primeggia per il numero di ultracentenari.
E
il pensionato, non sempre vecchio, vive il suo mondo interiore in una società
che gli appartiene, di cui vanta diritti e da cui pretende anche rispetto. Può essere felice, ma può essere non
autosufficiente, in scarse condizioni finanziarie, con esigenze anche di salute
che fanno di lui un problema economico, sanitario e sociale. Da questo il sottotitolo: modo di vivere…peso
sociale….capacità di dare…
Il
pensionato vuole vivere, non si sente e non vuole essere un peso sociale; vuole
dare ma vuole anche essere messo nella condizione di poterlo fare.
Siamo in
una società “solida” e ci avviamo verso un’epoca “post-moderna” considerata
“società fluida”, ha detto allora, il sociologo Carmelo Carabetta. Una società in cui è
superato «l’epoca del patriarcato e prende sempre più posto l’indifferenza, lo
scetticismo verso le istituzioni». “Si vuole vivere la vita affrancata dalle
obbligazioni del passato. La cura agli ammalati, il rispetto agli anziani, le
premure e le attenzioni per i più deboli non coincidono più con la tradizionale
cultura del sacrificio e dell’amorevole donazione. Domina l’edonismo, il carpe
diem. Si afferma la cultura della emarginazione e/o della soppressione di
quegli individui che si pongono come un limite o un ostacolo al desiderio di
vivere la vita libera da obbligazioni”.
E l’anziano,
il pensionato viene lasciato solo!
Non sa darsi voce….per
gridare la sua rabbia, non sa farsi valere, e, come se non bastasse, è
costretto a sopportare la mancanza dell’adeguamento della sua pensione
all’aumento del costo della vita, e non solo, addirittura a subire il blocco
della rivalutazione ISTAT per le pensioni al di sopra di 3.000 euro lorde al
mese per tutto il 2014 come proposto dal ministro Giovannini. Un sopruso che
colpisce assurdamente anche chi gode della pensione di reversibilità per la
quale già la norma è punitiva.
Per
sottolineare questi concetti, meglio per dare risonanza alla necessità di
rivedere il concetto di anziano pensionato, l’Unione Europea, sentito quanto è
stato detto e proposto in varie occasioni e a più livelli, dichiara l’anno 2012
“anno europeo per l’invecchiamento attivo”. Kastle relatore del progetto, ha
sintetizzato in due “punti” gli obiettivi da sviluppare: educare al rispetto
della dignità delle persone anziane, supportare le persone anziane nella
partecipazione alla società civile e al volontariato, in modo da eliminare le
barriere intergenerazionali.
L’Italia,
secondo paese più vecchio d’Europa dopo la Spagna, ha sentito il problema ed ha
risposto con: - un internet saloon, scuola gratuita per gli ulta
50enni disponibili ad avvicinarsi all’informatica, - l’imago europae formula anti-ageing, - un concorso
fotografico,- l’organizzazione di corsi di alfabetizzazione
informatica per nonni.
Nel
2013, la Commissione europea, coinvolge 18 Comuni di cinque Paesi del
continente e inserisce Cagliari nel progetto "Elders in Action"
(invecchiamento attivo) mirando ad emulare la Danimarca, dove il 95 % degli
anziani “usa correttamente i mezzi informatici”.
Tutto
per….Invecchiare bene….Invecchiare con successo… per mantenersi giovani, anche
se avanti negli anni.
A fronte
dell’aspetto salutistico, quasi imposto, c’è l’aspetto finanziario. Non tutti sono in condizioni di avere una pensione
adeguata alle esigenze della vita: anche quelli che hanno una pensione
retributiva, che Miscetti chiama “retribuzione differita” alimentata e
garantita ( almeno una volta), dai versamenti previdenziali di una intera vita.
Pensioni
“vere”, non assistenziali, che ogni giorno perdono il loro potere di acquisto
perché mai equiparate al reale costo della vita.
Pensioni che
per molti sono state considerate un traguardo da raggiungere, non un capolinea
e che Renzo Scortegagna considera semplice erogazione di un assegno
mensile che, pure importante, non porta certo la felicità.
Pensioni che
deludono, specie quelle di reversibilità, perché non traducono in termini
pratici quanto era, e continua ad essere, speranza di tutti: “un futuro
garantito”.
Pensioni che
all’ultimo Congresso della FEDERSPEV, Carlo Sizia dice ancora disciplinate
dalla legge 448/1998 e che raramente hanno subito miglioramento (nel triennio
2008, 2009 e 2010, a seguito della legge 127/2007 che aveva annullato
temporaneamente la distinzione della rivalutazione al 90% dell’indice ISTAT
delle pensioni tra 3 e 5 volte il minimo INPS. Pensioni
che, allo stato attuale sono rivalutate al 100% solo fino a 3 volte il minimo
INPS, del 90% tra 3 a 5 volte il minimo INPS, del 75% 5 volte il minimo
INPS.
Pensioni che
come paventa Marco Perelli Ercolini, “con la legge di Stabilità, per chi nel
2014 avrà introiti di pensione per più di 91.070 (importo calcolato col minimo
INPS rivalutato all’1,2%) euro, obbliga di lasciare un contributo variabile tra
il 6, 12 e 18 % secondo gli importi, per il triennio 2014-2016, col pericolo
che l’una tantum diventi una sempre”....Il provvedimento si prevede valga anche
per le Casse privatizzate.
A nulla è
valsa la Sentenza 316/2010 della Corte costituzionale, che ha stabilito che qualora
la mancata indicizzazione (già avvenuta nel 2008 per le pensioni di importo
superiore a 8 volte il minimo INPS, cioè 3.542,88 € lordi mensili) fosse
ripetuta nel tempo, avrebbe leso gravemente il principio costituzionale che
prevede l’adeguamento delle pensioni in godimento (art. 38 Costituzione)
reiterato nel 2013.
A peggiorare
il tutto, sempre a dire di Sizia, gli indici ISTAT sono bugiardi perché si basano
su “un paniere non specifico” per i pensionati sottostimati rispetto alla
svalutazione reale; perché l’indicizzazione avviene una sola volta all’anno;
perché è posticipata rispetto al momento dell’insulto inflattivo; perché è
ridotta e non si aggancia alla dinamica retributiva dei lavoratori attivi;
perché risponde ad un criterio improprio di natura fiscale.
Una
ingiustizia, una incoerenza, una illegittimità che lede un diritto acquisito e
che non colpisce tutte le pensioni: esempio quelle delle Casse professionali.
Crescono solo le pensioni medio-basse, diminuiscono quelle medio-alte,
contraddicendo la logica contributiva delle moderne pensioni, che vuole la
retribuzione pensionistica proporzionale alla quantità e alla qualità del
lavoro reso.
A nulla sono
valse le parole, la partecipazione alla Giornata del pensionato, avere
aumentato la forza sindacale. Nessun riscontro ancora alla protesta con i
bastoni del 4 dicembre scorso.
Il
presidente Poerio dice di essere stato al CNEL, alla segreteria generale della
Presidenza del Consiglio, alla Commissione Affari costituzionali del Senato, di
avere avuto un incontro con il Ministro della salute, di essere andato
all’AIFA, all’ENPAM, all’Assemblea Regionale e Provinciale a Livorno, al
Congresso della CONFEDIR, all’incontro ARAN per il contratto collettivo
nazionale quadro per il pubblico impiego…. ma le aspettative sono sempre nere…..
Agli anziani
e, quindi, a gran parte dei pensionati, viene consigliato di ….progettare
come se dovessero vivere mille anni …- di adottare uno stile di vita
ottimale che serva ad ostacolare l’invecchiamento e che, come dice Nicita Mauro, migliori la
qualità della vita e consenta alle persone di essere …. attive, di stare
meglio in salute e vivere più a lungo.
- di giovarsi della Gerogogia: insegnamento a sapere
vivere la vecchiaia…di fare uso della Gerontecnologia…perché gli anziani sono una
miniera di reddito e di ricchezza.
Alla luce
dei fatti e in prospettiva di quanto si immagina, il pensionato deve vincere le
difficoltà esterne e imporsi con il suo volere di VOLERE VIVERE. Deve sforzarsi
a mantenersi vivo e vitale. Il supporto gli sarà di aiuto, ma a sostenerlo sarà
solo la sua volontà.
Aiutati
che Dio di aiuta sarà la regola!
Lo può fare
nella maniera più semplice possibile: camminando. Perché camminare rende più
forti, più magri, più calmi, più felici, più sani, più giovani. Camminare
allontana lo stress, l’ansia, il nervosismo, le malattie, le preoccupazioni, il
sovrappeso, la noia.
Lo può fare
salendo e scendendo le scale perché salire è salute, fa consumare
calorie e perdere peso, aumenta l’autostima, allunga la vita e aiuta
l’efficienza.
Facendo
attività fisica di tipo sportivo o in palestra, facendo sci….meglio di fondo,
ballando, andando in bicicletta, nuotando. Esercitando la mente con le parole
crociate, col computer, scrivendo, leggendo…magari giocando a carte. Sognando,
mantenendo l’autostima…amando la vita…perché non è come si vive che conta,
ma come il cuore interpreta i fatti ….
I pensionati
sperano perché vogliono "vivere gli anni, viverli bene, viverli con i
giovani, nel rispetto reciproco, nell'atto del comune interesse con la utilizzazione
delle forze che esaltino la figura dell'anziano saggio, utile e del giovane
sprone, ma anche discente ".
Si augurano
“momenti migliori”. Sperano. - la speranza è l’ultima a morire - che, come io
ho scritto in un articolo recente, un Dio grande e generoso, un Dio giusto apra
i cuori di chi governa e li sensibilizzi al rispetto del diritto,- spesso unico
sostegno dell’ultraottantenne - e della dignità di chi ha creduto di costruire
il proprio futuro. Dignità e diritto volutamente e, oserei dire spudoratamente,
ignorati proprio in una fase della vita in cui il calare delle forze fisiche fa
perdere anche il senso della sicurezza. Nella disperazione per non potere
cambiare le cose, in questo momento di grande turbolenza politica, si rifugiano
nel detto: cu havi saluti e libbertà è riccu e non lu sa.
In fondo…potrebbe andare
peggio. No!
ANTONINO ARCORACI
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