26 febbraio, 2014

Il pensionato nella terza età….




modo di vivere…peso sociale….capacità di dare…. 

Tema sempre di grande attualità. Lo dimostra il fatto che è stato riproposto a Palermo, il 22 febbraio scorso allo Steri, a distanza di otto anni, da quando il 23 settembre 2006, giornata del pensionato, è stato discusso al Salone delle Bandiere di Palazzo Zanca di Messina, su iniziativa della Sezione FEDERSPeV in un Convegno interregionale Siculo-Calabro. Erano presenti: il Presidente nazionale Miscetti e i due Presidenti Regionali allora in carica, il Dott. Benito Bonsignore e il dott. Antonio Mura.  
Il titolo era “Il Pensionato oggi”. Seguiva il sottotitolo:....modi di vivere, ….peso sociale…capacità di dare… 
Hanno relazionato: il Gerontologo, il sociologo, il consulente FEDERSPEV dott. Paolo Quarto ed ha concluso il politico, deputato regionale On. Prof. Maurizio Ballistreri, docente di Diritto del Lavoro all’Università di Messina.  
Le conclusioni sono state: cogliere nell’allungamento della vita media, la spinta per il ripensamento di un diverso ruolo dell’anziano con una sua presenza collaborativa nella famiglia e nella società. Vivere la fase del pensionamento in un rapporto salutistico con se stesso e attivo nei confronti di un mondo che evolve, di cui gli anziani-pensionati, sono una larga fascia improduttiva per lo stato e quindi onerosa. 
Il politico, prof. Ballistreri infatti, nel dare un suo giudizio, ha tenuto conto del peso sociale che l’aumento demografico delle persone anziane comporta e ha ipotizzato la necessità di una revisione delle politiche del welfare-state, anche sul terreno previdenziale, con riforme atte a valorizzare le capacità professionali della categoria, oltre che l’esperienza. Ha aggiunto: da solo, lo Stato non può garantire la domanda. Può costruire però un nuovo network nel quale inserire la solidarietà privata per una collaborazione fattiva finalizzata a mantenere un ruolo attivo ai pensionati in salute. 
Del Convegno sono stati stampati gli atti.  
A distanza di otto anni dunque, si continua a parlare dello stesso argomento, a dimostrazione della sua importanza e della sua costate attualità. 
In verità è sempre l’incidenza numerica e la prospettiva di sopravvivenza in una società fatta sempre più di persone anziane-pensionate, che pressa suoi costi e spinge a rivedere la loro condizione nel contesto di una società “civile” a scarsa natalità e sempre più impegnata a garantire una pensione “frutto di contributo”, come ribadisce Perelli Ercolini, ma grande spesa oggi per l’INPS. 
Dai dati Eurostat del 2010, l’invecchiamento della popolazione nella proiezione del 2050, sarà sempre più alto: supererà le nascite e gli over 65 si raddoppieranno. In una popolazione mondiale di nove miliardi, gli ultraottantenni saranno uno su sei. In Italia la Sardegna primeggia per il numero di ultracentenari.  
     E il pensionato, non sempre vecchio, vive il suo mondo interiore in una società che gli appartiene, di cui vanta diritti e da cui pretende anche rispetto. Può essere felice, ma può essere non autosufficiente, in scarse condizioni finanziarie, con esigenze anche di salute che fanno di lui un problema economico, sanitario e sociale. Da questo il sottotitolo: modo di vivere…peso sociale….capacità di dare… 
Il pensionato vuole vivere, non si sente e non vuole essere un peso sociale; vuole dare ma vuole anche essere messo nella condizione di poterlo fare.  
Siamo in una società “solida” e ci avviamo verso un’epoca “post-moderna” considerata “società fluida”, ha detto allora, il sociologo Carmelo Carabetta. Una società in cui è superato «l’epoca del patriarcato e prende sempre più posto l’indifferenza, lo scetticismo verso le istituzioni». “Si vuole vivere la vita affrancata dalle obbligazioni del passato. La cura agli ammalati, il rispetto agli anziani, le premure e le attenzioni per i più deboli non coincidono più con la tradizionale cultura del sacrificio e dell’amorevole donazione. Domina l’edonismo, il carpe diem. Si afferma la cultura della emarginazione e/o della soppressione di quegli individui che si pongono come un limite o un ostacolo al desiderio di vivere la vita libera da obbligazioni”. 
E l’anziano, il pensionato viene lasciato solo! 
Non sa darsi voce….per gridare la sua rabbia, non sa farsi valere, e, come se non bastasse, è costretto a sopportare la mancanza dell’adeguamento della sua pensione all’aumento del costo della vita, e non solo, addirittura a subire il blocco della rivalutazione ISTAT per le pensioni al di sopra di 3.000 euro lorde al mese per tutto il 2014 come proposto dal ministro Giovannini. Un sopruso che colpisce assurdamente anche chi gode della pensione di reversibilità per la quale già la norma è punitiva. 
Per sottolineare questi concetti, meglio per dare risonanza alla necessità di rivedere il concetto di anziano pensionato, l’Unione Europea, sentito quanto è stato detto e proposto in varie occasioni e a più livelli, dichiara l’anno 2012 “anno europeo per l’invecchiamento attivo”. Kastle relatore del progetto, ha sintetizzato in due “punti” gli obiettivi da sviluppare: educare al rispetto della dignità delle persone anziane, supportare le persone anziane nella partecipazione alla società civile e al volontariato, in modo da eliminare le barriere intergenerazionali. 
L’Italia, secondo paese più vecchio d’Europa dopo la Spagna, ha sentito il problema ed ha risposto con: - un internet saloon, scuola gratuita per gli ulta 50enni disponibili ad avvicinarsi all’informatica, - l’imago europae formula anti-ageing, - un concorso fotografico,- l’organizzazione di corsi di alfabetizzazione informatica per nonni. 
Nel 2013, la Commissione europea, coinvolge 18 Comuni di cinque Paesi del continente e inserisce Cagliari nel  progetto "Elders in Action" (invecchiamento attivo) mirando ad emulare la Danimarca, dove il 95 % degli anziani “usa correttamente i mezzi informatici”. 
Tutto per….Invecchiare bene….Invecchiare con successo… per mantenersi giovani, anche se avanti negli anni. 
A fronte dell’aspetto salutistico, quasi imposto, c’è l’aspetto finanziario. Non tutti sono in condizioni di avere una pensione adeguata alle esigenze della vita: anche quelli che hanno una pensione retributiva, che Miscetti chiama “retribuzione differita” alimentata e garantita ( almeno una volta), dai versamenti previdenziali di una intera vita. 
Pensioni “vere”, non assistenziali, che ogni giorno perdono il loro potere di acquisto perché mai equiparate al reale costo della vita.  
Pensioni che per molti sono state considerate un traguardo da raggiungere, non un capolinea e che Renzo Scortegagna considera semplice erogazione di un assegno mensile che, pure importante, non porta certo la felicità. 
Pensioni che deludono, specie quelle di reversibilità, perché non traducono in termini pratici quanto era, e continua ad essere, speranza di tutti: “un futuro garantito”. 
Pensioni che all’ultimo Congresso della FEDERSPEV, Carlo Sizia dice ancora disciplinate dalla legge 448/1998 e che raramente hanno subito miglioramento (nel triennio 2008, 2009 e 2010, a seguito della legge 127/2007 che aveva annullato temporaneamente la distinzione della rivalutazione al 90% dell’indice ISTAT delle pensioni tra 3 e 5 volte il minimo INPS. Pensioni che, allo stato attuale sono rivalutate al 100% solo fino a 3 volte il minimo INPS, del 90% tra 3 a 5 volte il minimo INPS, del 75%  5 volte il minimo INPS.  
Pensioni che come paventa Marco Perelli Ercolini, “con la legge di Stabilità, per chi nel 2014 avrà introiti di pensione per più di 91.070 (importo calcolato col minimo INPS rivalutato all’1,2%) euro, obbliga di lasciare un contributo variabile tra il 6, 12 e 18 % secondo gli importi, per il triennio 2014-2016, col pericolo che l’una tantum diventi una sempre”....Il provvedimento si prevede valga anche per le Casse privatizzate 
A nulla è valsa la Sentenza 316/2010 della Corte costituzionale, che ha stabilito che qualora la mancata indicizzazione (già avvenuta nel 2008 per le pensioni di importo superiore a 8 volte il minimo INPS, cioè 3.542,88 € lordi mensili) fosse ripetuta nel tempo, avrebbe leso gravemente il principio costituzionale che prevede l’adeguamento delle pensioni in godimento (art. 38 Costituzione)    reiterato nel 2013. 
A peggiorare il tutto, sempre a dire di Sizia, gli indici ISTAT sono bugiardi perché si basano su “un paniere non specifico” per i pensionati sottostimati rispetto alla svalutazione reale; perché l’indicizzazione avviene una sola volta all’anno; perché è posticipata rispetto al momento dell’insulto inflattivo; perché è ridotta e non si aggancia alla dinamica retributiva dei lavoratori attivi; perché risponde ad un criterio improprio di natura fiscale. 
Una ingiustizia, una incoerenza, una illegittimità che lede un diritto acquisito e che non colpisce tutte le pensioni: esempio quelle delle Casse professionali. Crescono solo le pensioni medio-basse, diminuiscono quelle medio-alte, contraddicendo la logica contributiva delle moderne pensioni, che vuole la retribuzione pensionistica proporzionale alla quantità e alla qualità del lavoro reso. 
A nulla sono valse le parole, la partecipazione alla Giornata del pensionato, avere aumentato la forza sindacale. Nessun riscontro ancora alla protesta con i bastoni del 4 dicembre scorso. 
Il presidente Poerio dice di essere stato al CNEL, alla segreteria generale della Presidenza del Consiglio, alla Commissione Affari costituzionali del Senato, di avere avuto un incontro con il Ministro della salute, di essere andato all’AIFA, all’ENPAM, all’Assemblea Regionale e Provinciale a Livorno, al Congresso della CONFEDIR, all’incontro ARAN per il contratto collettivo nazionale quadro per il pubblico impiego…. ma le aspettative sono sempre nere….. 
Agli anziani e, quindi, a gran parte dei pensionati, viene consigliato di ….progettare come se dovessero vivere mille anni …- di adottare uno stile di vita ottimale che serva ad ostacolare l’invecchiamento e che, come dice Nicita Mauro, migliori la qualità della vita e consenta alle persone di essere …. attive,  di stare meglio in salute e vivere più a lungo.  
- di giovarsi della Gerogogia: insegnamento a sapere vivere la vecchiaia…di fare uso della Gerontecnologia…perché gli anziani sono una miniera di reddito e di ricchezza 
Alla luce dei fatti e in prospettiva di quanto si immagina, il pensionato deve vincere le difficoltà esterne e imporsi con il suo volere di VOLERE VIVERE. Deve sforzarsi a mantenersi vivo e vitale. Il supporto gli sarà di aiuto, ma a sostenerlo sarà solo la sua volontà.  
Aiutati che Dio di aiuta sarà la regola! 
Lo può fare nella maniera più semplice possibile: camminando. Perché camminare rende più forti, più magri, più calmi, più felici, più sani, più giovani. Camminare allontana lo stress, l’ansia, il nervosismo, le malattie, le preoccupazioni, il sovrappeso, la noia. 
Lo può fare salendo e scendendo le scale perché salire è salute, fa consumare calorie e perdere peso, aumenta l’autostima, allunga la vita e aiuta l’efficienza. 
Facendo attività fisica di tipo sportivo o in palestra, facendo sci….meglio di fondo, ballando, andando in bicicletta, nuotando. Esercitando la mente con le parole crociate, col computer, scrivendo, leggendo…magari giocando a carte. Sognando, mantenendo l’autostima…amando la vita…perché non è come si vive che conta, ma come il cuore interpreta i fatti …. 
I pensionati sperano perché vogliono "vivere gli anni, viverli bene, viverli con i giovani, nel rispetto reciproco, nell'atto del comune interesse con la utilizzazione delle forze che esaltino la figura dell'anziano saggio, utile e del giovane sprone, ma anche discente ". 
Si augurano “momenti migliori”. Sperano. - la speranza è l’ultima a morire - che, come io ho scritto in un articolo recente, un Dio grande e generoso, un Dio giusto apra i cuori di chi governa e li sensibilizzi al rispetto del diritto,- spesso unico sostegno dell’ultraottantenne - e della dignità di chi ha creduto di costruire il proprio futuro. Dignità e diritto volutamente e, oserei dire spudoratamente, ignorati proprio in una fase della vita in cui il calare delle forze fisiche fa perdere anche il senso della sicurezza. Nella disperazione per non potere cambiare le cose, in questo momento di grande turbolenza politica, si rifugiano nel detto: cu havi saluti e libbertà è riccu e non lu sa. 
In fondo…potrebbe andare peggio. No! 

ANTONINO ARCORACI

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