07 aprile, 2014

Riceviamo un interessante articolo dal Prof. Antonino Arcoraci e volentieri lo pubblichiamo


Diabete e Complicanze cardiovascolari



La mia relazione al Convegno provinciale dei Medici Cattolici di Messina del giorno 01. 03. 2014 mi ha permesso di sottolineare quanto stretto sia il legame fra diabete e malattie cardiovascolari. La iperglicemia, l’eccesso di acidi grassi liberi e l’insulino-resistenza, procurano stress ossidativo e glicazione dell’endotelio, cui segue aumento del NO (ossido Nitrico) che, attivando l’endotelina e 1’angiotensina II, porta alla vasocostrizione, alla crescita di cellule muscolari lisce e all’ipertensione. La NF-KB (Factor k chain transcription in B cells) nel citoplasma, attraverso il legame diretto con l’inibitore specifico, procura uno stato infiammatorio al quale fa seguito il rilascio di citochine che spinge all’adesione cellulare e alla inibizione dell’attivatore del plasminogeno, della prostaciclina, alla ipercoagulabilità, all’attivazione delle piastrine, alla ridotta fibrinolisi fino alla trombosi.

L’aterogenesi aumenta in presenza di altri fattori di rischio: fumo di sigaretta, ipertensione arteriosa, obesità, dislipidemia con bassi livelli di HDL e la vasocostrizione e il vasospasmo aiutano le modifiche strutturali dei vasi come dimostrato dalla tecnica di microscopia elettronica sui microvasi dissezionati. Anche il TNF (Tumor necrosis Factor) tipico del diabete dell’uomo, contribuisce.

L’endotelio, che fino a pochi anni fa era considerato superficie inerte, si dimostra tessuto attivo con una ampia flessibilità funzionale. Un mosaico secernente con cellule interferenti sul trasporto di acqua e dei soluti, sulla regolazione dei lipidi plasmatici, sulla partecipazione nelle reazioni immunologiche e infiammatorie, sul mantenimento della fluidità del sangue, sull’aggiustamento del calibro dei vasi sanguigni alle diverse condizioni emodinamiche ed ormonali. La strategica localizzazione anatomica, tra il sangue circolante e la muscolatura liscia vascolare, mette le cellule endoteliali nella condizione di percepire sia le variazioni emodinamiche (shear stress, pressione), sia la presenza di vari mediatori circolanti (ormoni, sostanze rilasciate dalle piastrine e peptidi prodotti localmente).

Le complicanze nel diabetico sono di tipo macro e microangiopatico. Le prime più frequenti nel diabete di tipo 2, le seconde, nel diabete di tipo 1.

La macroangiopatia colpisce principalmente l’apparato cardio-vascolare e si caratterizza per la degenerazione della parete delle arterie di medio e grande calibro con un quadro clinico di angor o di angina pectoris fino all’infarto del miocardio. Anche il cervello viene interessato e la lesione parietale porta all’attacco ischemico transitorio o all’ictus. Il danno agli arti inferiori procura la claudicatio intermittens e evolve verso la gangrena.

La microangiopatia impegna i piccoli vasi e si esprime facilmente come retinopatia, spesso prima manifestazione della complicanza vascolare del diabete di tipo 2. Dal punto di vista isto-morfologico inizia con l’ispessimento della membrana basale e, passando per vari stadi, finisce con la perdita di periciti, la formazione di microaneurismi e occlusione dei capillari, le microemorragie, l’essudato fino alla fibrosi.

Facile è la nefropatia. Inizialmente clinicamente silente ma chiaramente documentata dall’ispessimento della membrana basale e dello strato mesangiale glomerulare con accumulo di materiale PAS positivo alla periferia del glomerulo, evolve lentamente verso la sindrome di Kimmelsteil-Wilson. Passa dalla fase microalbuminurica alla proteinuria >300 mg/die e aggiunge ipertensione arteriosa, declino funzione del rene che porta all’emodialisi e/o al trapianto renale.

La polineuropatia è presente in circa il 50% dei pazienti diabetici. Ha genesi mista: microvascolare e neurogena da sofferenza metabolica conseguenza della glicosilazione proteica. Può essere sensitiva e colpire gli arti inferiori con intorpidimento, parestesie-disestesie, iperestesie fino ai dolori e può essere autonomica, meno comune, e con disturbi gastrointestinali (dispepsia, costipazione, diarrea), ipotensione ortostatica fino alle sincopi, arresto cardiaco.

La microangiopatia coronarica accompagnata all’ipertensione arteriosa prolungata e allo scompenso glico-metabolico, facilita la miocardiopatia diabetica.

Conseguenza della neuropatia è il piede diabetico con l’ulcera plantare. Quando neuropatia e vasculopatia si associano, compare l’ulcera torpida a lenta guarigione e ad evoluzione verso la gangrena.

Le complicanze della malattia diabetica non risparmiano nessun organo o apparato e ogni cellula, ogni tessuto, risente della glicosilazione. Il danno si mostra con incidenza e gravità diversa da organo a organo e diverso atteggiamento evolutivo.

Per non avere le complicanze, bisogna prevenirle! Lo studio UKPDS, ma non solo questo, ha documentato la esistenza di un rapporto diretto tra compenso metabolico e malattia cardiovascolare: più alto è il valore di HbAlc, più alto è il rischio cardiovascolare. L’aumento dell’1% di HbAlc, incrementa del 10% il rischio cardiovascolare e ruolo importante hanno le escursioni glicemiche, specie i picchi iperglicemici post-prandiali. La correlazione è diretta tra controllo glicemico, durata della malattia e danno macro e microvascolare.

La terapia poggia sul compenso che vuole l’autocontrollo e la autogestione. Dieta, attività fisica e terapia farmacologica sono i tre supporti fondamentali e obbligati.

La dieta, varia, fortemente ridotta in zuccheri, deve preferire cereali, verdura, frutta. A seguire latticini magri o a basso contenuto di grassi, carni meglio bianche, pesce. Deve essere distribuita in tre pasti al giorno, meglio se accompagnati da due spuntini. Deve tenere conto delle necessità caloriche del malato.

L’attività Fisica adeguata all’età e alle condizioni cliniche, deve essere giornaliera e costante. Non pretende eccessivi sforzi fisici. Consiglia camminare - in questo aiuta il cane -, salire e scendere le scale, correre, fare sci di fondo, ciclismo su strada, nuoto, canottaggio, canoa, attività aerobica in genere.

La terapia medica inizialmente assai semplice, è soggetta a continue modifiche, a volte anche sostanziali e importanti. Al fallimento del consigliato stile di vita con la correzione dietetica e l’imposizione dell’auto-controllo, inizia come monoterapia a base di metformina a posologia scalare e, quando questa non è più sufficiente, associa sulfanilure, glitazone, inibitori di DPP-4, agonisti recettoriali del GLP-1, insuline. Agli antidiabetici, nel malato con polipatologia, si accompagnano altri farmaci - anti-ipertensivi, dislipidemici o di altra natura. Giova allontanare gli altri fattori facilitanti le complicanze: il fumo di sigaretta innanzitutto. Giova meglio sapersi autogestire e per questo, è indispensabile l’aiuto dello specialistica che suggerisce gli aggiustamenti necessari, vuoi di tipo quantitativo che qualitativo.

Tutto per la vita, perché il diabete si compensa, non guarisce!



Prof. Antonino Arcoraci

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