Gaetano Zingales
UN ISTANTE, UNA VITA
Dal tramonto all’alba e dall’alba al tramonto
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Ride la gente
Rivoli di sangue
tra i tuoi capelli d’oro,
colombe bianche
tra i roveti graffianti
sono le ore della mia vita.
Viene alla battigia
il marinaio
dopo aspra tempesta,
tornano i guerrieri
dalla battaglia:
io non trovo
la mia riva,
perduto ho il cammino
del mio nido.
Rivoli di sangue
tra i tuoi capelli d’oro,
colombe bianche
tra i roveti graffianti
sono le ore della mia vita.
Viene alla battigia
il marinaio
dopo aspra tempesta,
tornano i guerrieri
dalla battaglia:
io non trovo
la mia riva,
perduto ho il cammino
del mio nido.
Errare vagabondo
dalla steppa al deserto
cimentare il gladio
ai quadrivi,
grondare di ferite
tra le luci del neon,
tra le risa della gente,
tra i fuochi d’artificio,
tra le danze, i serti d’amore,
i gioiosi canti, i flash impazziti.
dalla steppa al deserto
cimentare il gladio
ai quadrivi,
grondare di ferite
tra le luci del neon,
tra le risa della gente,
tra i fuochi d’artificio,
tra le danze, i serti d’amore,
i gioiosi canti, i flash impazziti.
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Il tuo volto
Immagini presenti
di un mondo dimenticato,
brulichio muto
tra le mute pietre,
sentimenti repressi
in una realtà astrale.
E’ il tuo volto
presente
nei miei occhi spenti,
è la tua giovane vita
che ricusa il mio fuggire.
L’acqua non sa scrivere
sui diamanti umani
il verbo di sempre;
ma il fato si!
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Eco senza suono
L’acqua del rio
accarezza la roccia,
le foglie hanno amico
il vento;
vibrare di un’eco
al tocco della viola,
nitrire di destrieri
al pungolo degli speroni.
Armoniosa essenza
dell’universo.
Si perde per contro
tra gli avelli di cenere
la voce del mio animo,
mentre non odo
il pulsare della vita
nell’umano petto;
nell’intrecciare dei passi
lungo il viale di fumo
non scorgo la mia orma
nell’incedere gemello;
fredda la mano
ritraggo
dai bracieri insanguinati
tra l’ululato di lupi
nella platea della notte.
L’acqua del rio
accarezza la roccia,
le foglie hanno amico
il vento;
vibrare di un’eco
al tocco della viola,
nitrire di destrieri
al pungolo degli speroni.
Armoniosa essenza
dell’universo.
Si perde per contro
tra gli avelli di cenere
la voce del mio animo,
mentre non odo
il pulsare della vita
nell’umano petto;
nell’intrecciare dei passi
lungo il viale di fumo
non scorgo la mia orma
nell’incedere gemello;
fredda la mano
ritraggo
dai bracieri insanguinati
tra l’ululato di lupi
nella platea della notte.
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La mia terra
Tremule faville
di milioni d’anni
tra la cupa volta
dell’abisso,
più non baciate le rose
brinate del mio giardino;
stagni senza vita
dove le rane
cantavano
il tempo dell’amore,
più non riflettete
la mia immagine
sitibonda;
campanili aguzzi,
tra i tetti vermigli
e le strade selciate,
che si ergono
su falde di roccia,
lambite da limpido ruscello
cui abbandonavo
le mie carni sudate,
più non vedrete i miei passi
del tempo giocondo di bimbo.
Castello di sogni
sulla cima del “San Nicola”,
diruto vivi tra le nuvole
del mio alpestre desiderio
della sacrata terra,
germoglio
di pace e di amore.
Tremule faville
di milioni d’anni
tra la cupa volta
dell’abisso,
più non baciate le rose
brinate del mio giardino;
stagni senza vita
dove le rane
cantavano
il tempo dell’amore,
più non riflettete
la mia immagine
sitibonda;
campanili aguzzi,
tra i tetti vermigli
e le strade selciate,
che si ergono
su falde di roccia,
lambite da limpido ruscello
cui abbandonavo
le mie carni sudate,
più non vedrete i miei passi
del tempo giocondo di bimbo.
Castello di sogni
sulla cima del “San Nicola”,
diruto vivi tra le nuvole
del mio alpestre desiderio
della sacrata terra,
germoglio
di pace e di amore.
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Sei tu?
Quando gli zefiri
intrecciano serti
con le spumose sorgenti
ed il primo astro
le bacia
il desiderio del tuo volto
s’insinua
tra i colori della mia fantasia.
Desiderio
d’una speranza lontana,
palpiti inconsci
stimolati
da repressa paura
d’un ricorrente vuoto,
accavallarsi
di visioni proiettate
nel deserto
delle lande infuocate.
Quando gli zefiri
intrecciano serti
con le spumose sorgenti
ed il primo astro
le bacia
il desiderio del tuo volto
s’insinua
tra i colori della mia fantasia.
Desiderio
d’una speranza lontana,
palpiti inconsci
stimolati
da repressa paura
d’un ricorrente vuoto,
accavallarsi
di visioni proiettate
nel deserto
delle lande infuocate.
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