Gaetano Zingales
UN ISTANTE, UNA VITA
Dal tramonto all’alba e dall’alba al tramonto
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Un reciso anelito
Nuvole bianche
dai vetri fumosi
filtrano gli occhi
protesi nel buio;
criniere al vento
sulla sabbia di fuoco
intrecciano danze
col biancor delle onde.
Non più armonia
di verdi declivi
tra le fronde baciate
da cinguettanti violini;
non più ciclamini
di una primavera svanita
in una notte di mimi
inneggianti al dolore.
Sul fiume in piena
tenta la riva
l’ultima zattera
d’un distrutto naviglio:
emerge e s’inabissa
tra gli imi flutti
per ancora riemergere
in una danza di gorghi.
Sulla maschera di sangue
del nocchiero stanco
sferza la speranza nuda
il gelido vento
dardo al cuore
intriso
nell’ immanente tragedia.
Anelito di vita
nel muto abisso
iniquo silenzio
dopo il vuoto soffrire.
* * *
Fine
Un pugno di sabbia
sulla pelle lacera,
un grido d’aquila
nel vuoto della paura;
terra di nessuno
solcata dai morti,
trincea di sangue
sommersa nel deserto.
Silenzio affranto
d’una voce cara
fine di un poema
dalle pagine bianche
aperto con il canto
dell’amore.
Non più sorrisi
di gigli
nel viale della vita,
non più musici
dalle corde dorate
sulla scena già buia
dell’ infranto
concerto di gioia.
* * *
Dietro il sorriso
sulla pelle lacera,
un grido d’aquila
nel vuoto della paura;
terra di nessuno
solcata dai morti,
trincea di sangue
sommersa nel deserto.
Silenzio affranto
d’una voce cara
fine di un poema
dalle pagine bianche
aperto con il canto
dell’amore.
Non più sorrisi
di gigli
nel viale della vita,
non più musici
dalle corde dorate
sulla scena già buia
dell’ infranto
concerto di gioia.
* * *
Dietro il sorriso
Un petalo di rosa
tra il profumo del bosco
un corallo d’oro
tra i vulcani dell’isola
accoglieva la terra
quando il tuo primo vagito
facesti udire.
Tu fuggi adesso
sulle ali del suono
nella tempesta di note
delle prime luci di primavera;
tu non odi
i violini d’amore
tra il frullare dei passeri;
tu non calzi
le tue scarpette da ballo
per la danza delle stelle;
tu non ti disseti
alle pure fonti
dei miei monti.
Sei l’azzurro del cielo
che inonda la notte
ed al mattino
s’invola tra le nuvole
della vita.
* * *
La mia alba
tra il profumo del bosco
un corallo d’oro
tra i vulcani dell’isola
accoglieva la terra
quando il tuo primo vagito
facesti udire.
Tu fuggi adesso
sulle ali del suono
nella tempesta di note
delle prime luci di primavera;
tu non odi
i violini d’amore
tra il frullare dei passeri;
tu non calzi
le tue scarpette da ballo
per la danza delle stelle;
tu non ti disseti
alle pure fonti
dei miei monti.
Sei l’azzurro del cielo
che inonda la notte
ed al mattino
s’invola tra le nuvole
della vita.
* * *
La mia alba
Ho visto l’alba stamane
sui camini spenti
assediati dalle faville del domani,
il domani degli erranti
senza un cane amico
il domani dei deliranti
con la mente sana
il domani di chi ha freddo
nel sangue.
Ho visto l’alba stamane
scoccare i suoi dardi
sulla cresta dei monti
sui peli degli uomini:
gli uomini che vanno
verso la croce di fango
gli uomini con lo sguardo
di ghiaccio.
Ho visto l’alba stamane
tra i motori accesi
delle mie cellule senza sonno:
il sonno dei fiumi
tra le voragini delle caverne
il sonno delle meteore
erranti nell’infinito
il sonno dei vulcani accesi.
Ho visto l’alba stamane
tra i cavalli imbizzarriti
tra i fanciulli abbandonati
tra il tuonare dei cannoni:
l’alba dei morti
vaganti all’infinito
l’alba dei viandanti nudi
l’alba dei diamanti
cercati dal povero.
Domani
sarà un’altra alba
tra le lavine
dei caduti senza nome
l’alba di chi non conosce
il pane della felicità
l’alba dei legionari
senza bandiera.
Stamane
è l’alba di oggi
ma domani sarà ancora
l’alba di ieri
con il canto senza eco
di un gallo nella giungla.
sui camini spenti
assediati dalle faville del domani,
il domani degli erranti
senza un cane amico
il domani dei deliranti
con la mente sana
il domani di chi ha freddo
nel sangue.
Ho visto l’alba stamane
scoccare i suoi dardi
sulla cresta dei monti
sui peli degli uomini:
gli uomini che vanno
verso la croce di fango
gli uomini con lo sguardo
di ghiaccio.
Ho visto l’alba stamane
tra i motori accesi
delle mie cellule senza sonno:
il sonno dei fiumi
tra le voragini delle caverne
il sonno delle meteore
erranti nell’infinito
il sonno dei vulcani accesi.
Ho visto l’alba stamane
tra i cavalli imbizzarriti
tra i fanciulli abbandonati
tra il tuonare dei cannoni:
l’alba dei morti
vaganti all’infinito
l’alba dei viandanti nudi
l’alba dei diamanti
cercati dal povero.
Domani
sarà un’altra alba
tra le lavine
dei caduti senza nome
l’alba di chi non conosce
il pane della felicità
l’alba dei legionari
senza bandiera.
Stamane
è l’alba di oggi
ma domani sarà ancora
l’alba di ieri
con il canto senza eco
di un gallo nella giungla.
1 commento:
"La mia alba"è sublime.
Senza parole
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