Questa grande crisi economica potrebbe cementare gli schemi
ideologici presenti nella parcellizzazione dei partiti dell’area di sinistra
nel momento in cui la conservazione continua a dettare le sue leggi di profitto
a danno della stragrande maggioranza del ceto medio-basso, che cammina nella
strada dell’impoverimento. La gente attende risposte dai partiti progressisti e
non crede nel singolo potere contrattuale delle piccole formazioni; da esse,
confluite a Roma il 25 ottobre u. s. per
partecipare allo sciopero della CGIL, e
aderenti al recente sciopero generale di UIL e CGIL ,unite in un grande
partito, vuole l’azione forte che determini l’inversione di marcia ed il
cambiamento.
E’ venuta l’ora che si mettano da parte, di conseguenza, i “patriottismi” di maniera presenti nella
costellazione della sinistra costituzionale e democratica affinché il vecchio
motto “uniti si vince” sia il motore di un’aggregazione unitaria per ribaltare
la tendenza di riversare gli effetti della austerità, imposta dall’Unione
Europea e dalla Merkel, esclusivamente sulle spalle della povera gente. La
Resistenza, voluta unitariamente dai partiti democratici, sconfisse il
nazi-fascismo. E’ l’ora, quindi, di una nuova “resistenza”, non armata, per restituire
agli italiani la dignità del vivere civile sul piano economico ed anche
sociale.
Occorre passare al disco rosso nei confronti dei poteri forti
che vogliono imporre le loro leggi di profitto e di sfruttamento dell’uomo
comune, che si è ritrovato senza una difesa ed è alla mercé del bieco populismo
del leader di turno.
Ravviso, pertanto, la
necessità di andare oltre il particolarismo partitico per approdare ad un
soggetto politico federato che raggruppi
le varie anime ed i diversi partiti che si richiamano al riformismo
socialista, ai principi, quindi, di libertà, democrazia e giustizia sociale. Un
soggetto politico il cui cemento sia l’umana solidarietà rivolta alle classi
più deboli: giovani e meno giovani in cerca di lavoro, lavoratori in sofferenza
presso le aziende pubbliche e private, famiglie oberate di tributi e/o il cui
reddito non garantisce loro una giusta qualità della vita. Un soggetto politico
che affronti le necessarie riforme garantendo la difesa dei principi
democratici e di giustizia sociale, che assalga la crisi economica tutelando i
bisogni ed il dignitoso tenore di vita della gente. Un soggetto politico,
quindi, che aggreghi tutto l’arco della sinistra italiana che crede nei valori
peculiari della sinistra riformatrice e moderna, che si riconosce nel
socialismo riformista e democraticamente rivoluzionario, escludendo
quella che si dichiara di sinistra mentre si muove nell’alveo di finalità e
programmi destrorsi.
Parimenti, dalla costola di questa nuova entità politica deve
nascere, in Sicilia, un raggruppamento federato della moderna sinistra in
quanto la regione ha esigenze diverse dal resto del continente, quali quelle
di: pretendere l’applicazione integrale dello Statuto Autonomistico ed il
rispetto dei finanziamenti europei e dello Stato italiano, portare avanti nel
contempo le peculiari esigenze dei siciliani rispetto al lavoro, alla necessità
di infrastrutture che rendano agevoli le comunicazioni da ovest ad est
dell’isola, all’economia isolana, quindi, ed a quant’altro servirà al progresso
della regione autonoma, respingendo con forza la ghettizzazione territoriale
palesemente esercitata dalla classe dirigente nazionale, politica e della casta
dei burocrati.
Siffatta strategia di cambiamento è indilazionabile in quanto
in Sicilia abbiamo avuto ed abbiamo ancora, un governo regionale che non
difende i diritti derivanti dallo Statuto Autonomistico, che si è lasciato
carpire dal governo centrale, e si lascia rubare, i fondi e le entrate che
spettano di diritto alla regione siciliana. Una regione, la Sicilia, che
registra il 50 per cento di giovani disoccupati, che ha famiglie che non
arrivano, con le loro entrate mensili, alla fine del mese, che conta un numero
elevato di precari i quali non sanno quale sarà il loro futuro, che vede,
impotente, artigiani che non sanno come affrontare il domani e la chiusura di
aziende.
In pratica e rifuggendo dal politichese, la Sicilia ha la
necessità di una federazione delle forze di sinistra, con presenza radicata
nella regione, che difenda gli interessi dei siciliani contro il malgoverno
regionale e contro le prevaricazioni di quello nazionale.
L’Italia, e la Sicilia in particolare, hanno urgente bisogno
del colpo d’ala delle menti progressiste e con convincimento di solidale
servizio nei confronti del Paese, presenti nell’arcipelago socialista,
socialdemocratico, liberal-socialista, laico e, laddove ancora esistano,
comunista. Un arcipelago in cui la Costituzione Italiana e, per la Sicilia, lo
Statuto Autonomistico abbiano la loro legittimazione. Il processo evolutivo in
atto nel mondo, quello rivolto a migliori condizioni di vita, non può lasciare
indifferenti coloro che hanno a cuore il bene dell’Italia e della Trinacria.
Sono fortemente convinto, pertanto, circa l’esigenza di una voce unitaria che si
richiami ai valori originali dell’autentica tradizione socialista per
applicarli nel panorama sociale e politico della regione: un socialismo isolano
che parli alla gente attraverso proposte che guardino ai bisogni di una terra
con esigenze diverse rispetto al resto dell’Italia, un socialismo siciliano che
faccia sentire la sua voce affinché lo Statuto Autonomistico venga applicato;
un socialismo che torni alle sue origini di riformismo e di impegno per le
battaglie sociali; un socialismo che sia accanto alle giovani generazioni
soprattutto, le quali, in Sicilia, hanno toccato l’apice del cinquanta per
cento della disoccupazione; un socialismo che difenda le classi deboli, un
socialismo, la cui azione prenda le distanze dall’appiattimento ideologico dei
partiti che si proclamano “progressisti” ma non lo sono nell’azione di governo;
un socialismo , diversamente autonomo, che riconoscendosi nel socialismo
europeo, porti avanti le esigenze dei siciliani, che sono uniche e peculiari di
questa terra, la quale dall’unità d’Italia in poi è stata ghettizzata perché
considerata terra di conquista e “attenzionata”, quindi, alla stessa stregua di
una colonia.
Gaetano Zingales
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