13 febbraio, 2015

Invecchiamento attivo


                                                                               
         François de La Rochefoucauld, nelle Massime del 1678 diceva: “arriviamo impreparati alle diverse età della vita e spesso manchiamo d'esperienza nonostante gli anni”.
         Si aggiungono modi di dire, citazioni, aforismi, preverbi, “gocce di saggezza: “O vecchiaia! ognuno vuole a te arrivare, ma, quando ti ha provato, si pente” (Euripide), “Tutto ruba l’età, fin la memoria” (Virgilio), “La vecchiaia è un male incurabile”,“Senectus insanabilis morbus est” (Seneca), “I vecchi stanchi ch’anno sé in odio e la soverchia vita“ (Francesco Petrarca), “ Non essere più ascoltati: questa è la cosa terribile quando si è vecchi” (Albert Camus), “Il peso degli anni è il maggior peso che l’uomo possa portare ˮ, “La vecchiaia è un ospedale in cui si raccolgono tutte le malattie”, “Se ne vanno gli amori e restano i dolori: questa è la vecchiaia”, “La terra attira talmente i vecchi, che camminano curvi”, e l’immagine dell’anziano viene vista in chiave pessimistica.
         Diceva Luigi Bommarito, Arcivescovo emerito di Catania, in una sua lezione su «La Terza età» in onore dei soci emeriti dell’Accademia Peloritana dei Pericolanti, fatta il 7 Ottobre 2010 a Messina:  “… È ancora molto diffusa l’immagine della terza età come fase di declino in cui l’insufficienza umana e sociale è data per scontata. A questa immagine negativa danno ossigeno quegli anziani per i quali la vecchiaia è un trauma. Si tratta di persone che dinanzi al proprio invecchiamento assumono atteggiamenti che vanno dalla rassegnazione passiva alla ribellione e al rifiuto disperato; si chiudono in se stessi, si autoemarginano contribuendo positivamente al loro degrado fisico e mentale”.
         L’immagine del vecchio saggio …con cultura, competenza e esperienza del saper fare, nel corso degli ultimi anni si è sempre più affievolita e Mariangela Melato, nel 2003, a Taormina, in una “lezione di cinema” che si è trasformata in lezione di vita e di saggezza, fece queste considerazioni: “Osservo con preoccupazione ... che la società contemporanea sta perdendo progressivamente quel senso  della memoria che non trovo più nei giovani anche per colpa di noi grandi, dato che oggi si tende a dimenticare e rimuovere il passato che rappresenta invece una guida importante per continuare a capire…La vita ti da e ti toglie, e le rinunce fanno parte della vita, ma ti fanno crescere e migliorare solo se si è realmente consapevoli di questa”.
         La società è cambiata: negli ultimi decenni, la vita media si è allungata, il numero degli anziani è fortemente aumentato, sono sorti problemi di tipo economico, specie in Europa. Gli anziani sono diventati un problema di cui discutere per ridare loro onore e merito e per gli interessi di tipo comunitario.
         Degli anziani se ne è già parlato in Argentina nel 1948 e a Malta nel 1969. Nel ’90, l’O.M.S. ha sottolineato l’importanza di coniugare attività e salute negli anziani intendendo per salute quanto già aveva definito nel 1948: "uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non la semplice assenza dello stato di malattia o di infermità". Ha lanciato il concetto di invecchiamento attivo come “ processo volto ad ottimizzare le opportunità per la salute, la partecipazione e la sicurezza allo scopo di rafforzare la qualità della vita mentre la gente invecchia”.
         Il 1993 è stato proclamato Anno Europeo degli anziani e il 1999, anno degli Anziani per le Nazioni Unite. Nell’aprile 2002, a Madrid, è stato adottato il piano d’azione sull’invecchiamento e nello stesso anno, a settembre a Berlino, gli Stati membri dell’UE si sono impegnati a stabilire una strategia d’azione in campo Europeo. Nel 2010 Eurostat ha pubblicato i dati sull’invecchiamento della popolazione con la proiezione del 2050 e 27 stati membri dell’Unione Europea, più l’Islanda, il Liechtenstein e la Norvegia, hanno deciso di adottare un piano d’azione e una strategia mirata a promuovere l’invecchiamento attivo. Sostenere i diritti e le esigenze degli anziani con politiche economiche e sociali finalizzate a creare una società per tutte le età, nel rispetto della evoluzione demografica nel mondo, e senza discriminazione in ragione dell’età.
         Per celebrare il decimo anniversario di questo importante impegno politico, l’UE designa il 2012 “Anno europeo dell’invecchiamento attivo e della solidarietà tra generazioni“. Propone di lottare contro le  discriminazioni che spesso gli anziani subiscono, discriminazioni che nei confronti delle donne anziane sono multiple. Affronta il problema sotto l’aspetto umano, con idee e mezzi mirati a diffondere la cultura che la terza e anche la quarta età, non sono la fase residuale dell’esistenza”, ma unbene di cui beneficiare tutti. Spinge per un “invecchiamento attivo” in una società costruita sulla solidarietà e la cooperazione tra le generazioni e propone ai meno giovani, di esercitare il loro ruolo nei tanti campi in cui ancora possono mostrare la loro valenza: l’occupazione, la partecipazione alla vita sociale, la gestione della propria vecchiaia.
          Martin Kastle relatore del progetto, ha sintetizzato in due “punti” gli obiettivi da sviluppare:- educare al rispetto della dignità delle persone anziane, - supportare le persone anziane nella partecipazione alla società civile e al volontariato, in modo da eliminare le barriere intergenerazionali.
          Il Parlamento europeo ha recepito il mandato, ha studiato un logo, ha avanzato la proposta puntando sulla sensibilizzazione dell’opinione pubblica, ha promosso dibattiti, ha sostenuto la cooperazione e la facilitazione nell’agire. Ha sponsorizzato un fondo europeo per “senior in azione“ per gli scambi transnazionali e la mobilità delle persone anziane.
         Ha incoraggiato le iniziative delle autorità pubbliche dei suoi Stati membri a livello nazionale, regionale o locale, per l’attuazione di quattro obiettivi: sensibilizzare l'opinione pubblica sull’importanza della partecipazione degli anziani alla società e all'economia, attraverso la promozione dell'invecchiamento attivo; promuovere il dibattito, gli scambi di informazione e potenziare l'apprendimento reciproco tra i paesi dell'UE al fine di promuovere buone pratiche e sostenere la cooperazione; fornire un quadro favorevole all'impegno e all’azione, per sviluppare attività e soluzioni innovative, ma anche di fissare obiettivi politici a lungo termine; lottare contro le discriminazioni basate sull’età, in particolare nell’ambito dell’occupazione.
         L’Italia secondo paese più vecchio d’Europa, ha sentito il problema e ha risposto con quanto ha potuto:  un internet saloon,  scuola gratuita per gli ulta 50enni disponibili ad avvicinarsi all’informatica, l’imago europae formula anti-ageing, un concorso fotografico, l’organizzazione di corsi di alfabetizzazione informatica per nonni.
         Il ministro Riccardi, nell’aprile 2012 ha organizzato a Roma un incontro con tema “sfide demografiche e solidarietà tra le generazioni”. Ha chiesto collaborazione e, a chiusura dell’anno dedicato all’invecchiamento attivo e solidarietà tra le generazioni, alla presenza del Presidente Monti, ha pubblicato la Carta nazionale per l’invecchiamento attivo che vuole dare seguito all’anno europeo dell’invecchiamento attivo mirando a un invecchiamento attivo, vitale e dignitoso in una società solidale capace di tradurre le sfide in opportunità di coesione e crescita. Una implementazione è stata data del Piano Nazionale per la Famiglia approvato dal governo il 7 giugno 2012 con l’augurio che ”i principi generali della Carta si traducano in misure e prassi concrete con il contributo delle Amministrazioni nazionali e locali, delle parti sociali e del terzo settore.….in un’azione sinergica deliberando linee politiche, metodologie, offerte, e servizi”.
         Ha incoraggiato gli anziani a partecipare alla vita del Paese con uno stile di vita sano, una formazione continua, un marcato ruolo all’interno delle famiglie e della collettività, un impegno civile senza scivolare ai margini della vita perché ”gli anziani sono un valore”.
         Anche la Regione Sicilia ha recepito il  messaggio ed ha elaborato un progetto: Passi d’Argento mirato a raccogliere i risultati di un periodo di sorveglianza della popolazione con 65 anni e più e li ha pubblicati nel Rapporto 2014.
         Obiettivo: incentivare il passaggio da politiche incentrate sui bisogni delle persone più anziane, considerate ormai soggetti passivi, a politiche che riconoscono a ogni individuo il diritto e la responsabilità di partecipare attivamente alla vita della comunità in ogni  fase dell'esistenza, inclusa l'età anziana.
         Su input del Ministero della Salute, in collaborazione  con il Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute (CNESPS) dell'Istituto Superiore di Sanità, degli Assessorati regionali della Salute e della Famiglia delle Politiche Sociali e del Lavoro e dei Servizi provinciali del settore sociale e sanitario, le Unità operative, hanno monitorato la qualità della vita nella popolazione di ultra 65enni. I dati servono a promuovere azioni e strategie d’intervento efficaci  che, partendo dalla panoramica completa della sorveglianza della popolazione confluita in PASSI d'Argento, indirizzi a favorire metodi e aspetti innovativi nel sistema sanitario
         Destinatari: i tecnici e gli addetti ai lavori che si gioveranno di questi per sostenere active ageing nella programmazione delle direttive per la prevenzione e l’assistenza
         La FEDERSPeV (Federazione Sanitari pensionati e vedove/i di Messina e l’AMMI ( Associazione mogli medici) La FEDERSPeV di Messina e l’AMMI, alle richieste della Ce, hanno risposto con un Convegno e una tavola rotonda finalizzati non solo a discutere il problema, ma anche a raccogliere suggerimenti e spunti creativi stimolati da una formale richiesta che è stata diffusa a tappeto in primavera, a mezzo lettera, e-mail e articoli di stampa in vari giornali.
         Non sono state le sole Associazioni a farlo: lo ha fatto la Sezione di Palermo, lo ha fatto Milano a opera dell’Auser Lombardia come momento di confronto con esperti e rappresentanti delle istituzioni il 5 novembre scorso 2012, lo ha fatto la FEDERSPEV Nazionale anticipando i tempi con la relazione di Raffaele Cerqua “L’anziano un peso o un’opportunità” al 47° Congresso a Caserta. Lo ha fatto indirettamente Renato Ponzoni riportando dati e concetti di M. Letizia Tanturri sull’invecchiamento della popolazione. Lo abbiamo fatto noi come FEDERSPeV su Previdenza Medica e Marco Perelli Ercolini su Azione Sanitaria nell’ottobre 2012. Certamente se ne continuerà a parlare.
         Il Convegno di Messina con la Tavola Rotonda dell’11 dicembre 2012, riprende tutti questi concetti e lancia una serie di proposte.
         Debbo dire per dovere di cronaca, che sono state pochissime le risposte date alla richiesta pubblicizzata prima. Un numero deludente, ma tutte concordi nel dire a voce o per scritto, che il tema è di rilevanza importante e va affrontato. E’ prevalsa l’opinione che l’anziano deve essere mantenuto in attività, all’anziano deve essere facilitato il permanere nel settore lavorativo di suo interesse e che l’anziano deve essere aiutato a  coltivazione i suoi hobby.
         La pochezza delle risposte ha spinto a dare un taglio poco usuale al Convegno: una relazione introduttiva, che è stata fatta magistralmente dalla Dott.ssa Rory Previti docente, giornalista, vedova di medico, palermitana, una tavola rotonda coordinata dal Dott. Giuseppe Ruggeri, medico giornalista, scrittore. Alla Tavola Rotonda hanno partecipato un gerontologo, il Prof. Vittorio Nicita Mauro cattedratico dell’Università di Messina, un Ordinario di Bioetica, la Prof.ssa Anna Gensabella Furnari, uno psicologo, il dott. Anastasio Majolino, un uomo avanti negli anni, il Prof. Emanuele Mazzaglia medico pediatra, una non giovanissima, la Dott.ssa Rosamaria Petrelli, una giovanissima, la Dott.ssa Rita Ristagno dottoranda in bioetica. Era stato invitato anche un politico che non è venuto.
         I contenuti dei singoli interventi sono stati sintetizzati così:
         La Dott.ssa Rory Previti ha sostenuto che gli “over” hanno bisogno di un impegno, possibilmente un lavoro, e di una vita indipendente, magari aiutati da un pensionamento graduale che passa per il part-time e gli orari flessibili. Consiglia forme di hausing con supporti tecnologici che contrastano il declino fisico. Una buona qualità della vita per interagire positivamente con il tessuto sociale di appartenenza, che li aiuti al benessere psico-fisico e socio ambientale.
         Gli anziani più attivi e meglio organizzati all’interno delle Associazioni, favoriscono l’empowerment di altri anziani. Mettono a disposizione le proprie capacità e competenze e, specie nei centri sociali, portano dall’attuale Welfare state al Welfare community. Insieme si aiutano a non cadere nel declino mentale magari usando uno dei tanti sistemi educativi - il metodo Feuerstein è uno di questi - che, senza uso di farmaci, riattivano l’area della memoria, dell’orientamento spazio-temporale e migliorano la performance mentale.
         «Insegnare a imparare» e «imparare a imparare» le strategie di pensiero necessarie per associare, collegare, integrare, organizzare le informazioni provenienti dall’ambiente.
         Non vi sono limiti di età o di precondizione per accrescere la propria “abilità cognitiva”.
         Alla tavola rotonda condotta dal  Dott. Giuseppe Ruggeri,  senza una scaletta precostituita, è stata data piena libertà di espressione- alla domanda, la risposta - che sintetizzata, ha espresso quanto è nelle competenze dello specialista o sentito come problema dal singolo uomo o donna, in ragione della propria età e, in maniera particolare, della propria sensibilità.
         Il gerontologo Nicita Mauro ha sostenuto la necessità di un adattamento all’invecchiamento, specie se questo è sostenuto da una educazione alla tutela della salute. Ha sottolineato l’importanza della geragogia - educazione all’invecchiamento -che è diversa dall’educazione alla salute perché, oltre alla tutela della salute, promuove uno stile di vita attivo, idoneo all’età e spinge a un impegno emotivo che lo porta ad affrontare la giornata con entusiasmo, ad amare la vita senza privarsi dei piaceri che questa può ancora offrire, a superare le perdite viste in termini di età, lavoro, genitori, distacco dei figli, deficit fisici e malattie a rafforzare la propria identità con un’opera continua di crescita spirituale.
         L’anziano non deve isolarsi ma continuare a vivere tra la gente con molti contatti sociali, sfruttando il tempo disponibile, evitando il pericoloso  “tempo vuoto” che può favorire la comparsa della depressione. Frequentare persone di tutte le età per evitare la “ghettizzazione geriatrica” e stimolare il confronto intergenerazionale.
         Lo psicologo Anastasio Majolino ha sostenuto l’importanza del mantenimento, a mano a mano che si va avanti negli anni, dell’equilibrio mentale, meglio psico-somatico, “valido e continuo”, fino a farlo diventare patrimonio individuale. Convincersi che invecchiare bene significa ridurre notevolmente il deficit fisiologico di memoria e, considerando che questa riduzione interessa principalmente la memoria a breve termine, non è sostanziale, non va drammatizzata, ma riattivata con l’esercizio mentale, fisico e con adeguate mnemotecniche. Ciò riequilibra il rapporto tra passato e presente, svantaggiato dal maggior peso del grande flusso di informazioni passate rispetto a quelle ridotte del presente, specie se inattivo e aggravato da una prospettiva futura ristretta o incerta.
         Evitare che il soggetto sia mentalmente risucchiato all’indietro nel tempo e spinto a rimuginare dolorosamente - con inevitabili effetti depressivi - sulla sua vita trascorsa. Aiutare a un sano impegno operativo per impedire l’innesco di un circuito in tendenza psicosomatica che rafforzando la propriocezione, cioè le informazioni provenienti dal soma legate al fisiologico indurimento della gabbia muscolare - in parte causata dall’inattività -, si procuri ulteriore intorpidimento delle funzioni organiche e soprattutto mentali. Di riflesso, l’ulteriore tendenza alla inerzia, alla apatia e alla depressione.
         La Prof.ssa Marianna Gensabella più volte stimolata, ha sostenuto che “Nella società di oggi in cui si valorizza l'"essere" più del "fare", la saggezza è poco rilevante. Prevale la produzione dell'homo faber e l’anziano perde lentamente la sua immagine. Vive la sua fragilità e lo mostra con la perdita dell’avvenenza, delle capacità fisiche e mentali. Si sforza di apparire, esorcizza la sua condizione di declino col migliorare il suo aspetto. Esercita il suo fisico e la sua memoria ma gli è difficile andare al pari con i tempi. Si chiude sempre più nell’ambito dei suoi affetti, del suo nucleo familiare. Vuole mostrarsi utile, disponibile e lentamente si allontana dal mondo e dei sui stessi interessi. Insistere sull' "anziano attivo" ha merito per focalizzare l'attenzione sulla necessità della prevenzione per mantenerlo il più possibile "in funzione", ma rischia di rafforzare la tendenza a volerlo a tutti i costi attivo e vitale, lasciando in ombra la dimensione positiva della saggezza che permane anche in chi attivo non lo è più! Attivo pone in ombra la dimensione etica fondamentale: il rispetto dovuto a chi non solo non è più attivo, ma nemmeno saggio, più vulnerabile. Che da figura portante è diventato assistito, che convive con i suoi mali e diventa problema per la sua famiglia e per la società. La società si impegna. Ma oltre che dare parole, deve dare fatti che si esprimono come politiche sociali e sanitarie concrete. Che curano il rispetto e onorano la loro dignità nella vita!
         Il pensiero dell’uomo e della donna, nelle tre fasce di età, è stato colto nelle parole degli invitati:
         Per il prof. Emanuele Mazzaglia, soggetto avanti negli anni, l’opportunità è continuare il lavoro a cui si era abituati, magari per hobby, magari per solidarietà verso gli altri, meglio per soddisfare il piacere, a volte anche egoistico, del fare. Vale per coloro che alla vecchiaia sono arrivati con il privilegio del benessere fisico e mentale, coltivato negli anni, spronato dal vivo impegno a non decadere. “Brutta cosa è sentirsi emarginati”. Per alcune professioni è facile! Dire fare volontariato non basta!
         La Dott.ssa RosaMaria Petrelli, giovane ma non più tanto, medico affermato e ricca di tanti interessi, sostiene l’importanza del mantenersi sempre attivi ed entusiasti della vita. E’ convinta che mantenersi in esercizio fisico e mentale, coltivare nuovi impegni, colmare i vuoti de tempo libero, non cedere all’ozio che porta alla depressione, aiuta ad accettare la condizione di anziano. A viverla nella pienezza dei suoi momenti godendo di quanto ancora gli anni possono dare fino a quando la salute cede il passo alla malattia.
         Per la giovane Rita Ristagno la solidarietà generazionale tra generazioni “contigue”, deve essere solidarietà a “doppio senso”, dai giovani verso gli anziani e dagli anziani verso i giovani. Una solidarietà reciproca, intesa nella sua completa accezione.
         Ha  detto “ Solidarietà non a caso deriva dalla parola francese solidairè, il cui principale significato è etico-sociale, inteso come atteggiamento di benevolenza, di comprensione, sforzo attivo assolutamente privo di interesse che viene incontro alle esigenze ed ai disagi di qualcuno che necessita di aiuto. Questa esigenza di comprensione e di benevolenza non è propria ed esclusiva dell’anziano. E’ sentita e chiaramente, dalla generazione giovane, che da sempre ha accumulato aspettative di guida illuminata ed aiuto sostanziale da parte dell’anziano, anche di vita lavorativa. Per l’invecchiamento attivo, la sfida è fare in modo che le parti interessate - anziani e giovani - siano insieme nel perseguire un invecchiamento che si caratterizzi per la soddisfacente attività “residua” per l’anziano unita a una vita autonoma, utile non solo a lui, socialmente produttiva e di esempio e sostegno per i giovani.
         Attivo intende non il “miracolistico” con inalterata fisicità ed efficienza. Attivi si è quando si è utili alla società, sostegno alla famiglia e alle generazioni giovani, pure se non totalmente efficienti; l’orologio biologico, continua, avanza inesorabilmente in un solo verso. E’ naturale che la persona di 60, 70, 80 anni non possa sfoggiare la prestanza e la vigoria dell’età giovanile, ma ciò non significa che non possa più dare tanto, grazie al suo prezioso bagaglio di esperienza, di saggezza, di forza d’animo e di serenità, complesso di qualità spesso sconosciute da una buona parte di giovani che pur in forme psicofisiche eccellenti, non avendolo vissuto, non lo conoscono. Anche con gravi deficit fisici, si può essere colonna portante per l’unità familiare e punto di riferimento per i nipoti e i pronipoti
         Partendo dal principio che i giovani e gli anziani hanno bisogno gli uni degli altri in un continuo e dinamico processo di integrazione, sarebbe interessante intervenire nei vari settori sociali, quali il lavoro, ove il “senior”, appena entrato in pensione, possa garantire conforto e sostegno al “junior” che affronta, spesso con sgomento, il passo difficile nell’inserimento nella realtà lavorativa. Questo è esempio concreto di solidarietà fondata sul principio di solidarietà reciproca tra generazioni, temporalmente diverse.
         Immagina un anziano, prossimo al pensionamento, che in uno stage formativo, “inizia” il giovane al nuovo lavoro, fornendo consiglio ed esempio. Si avrebbe come logico corollario, un’opportuna gradualità nell’allontanamento dal posto di lavoro, ed una preziosa gradualità nell’avvio del neofita nell’attività produttiva. Si assisterebbe metaforicamente ad un “passaggio di testimone” che si concretizza in un tirocinio pratico con la piena acquisizione dei metodi e delle procedure, nonché per la fruizione degli strumenti affinché il giovane imposti al meglio gli inizi del proprio lavoro e l’anziano, considerato sapiente ed esperto nello stesso mestiere, si senta adeguatamente gratificato nella prestazione di questo insostituibile “servizio”.
         La discussione viva e interessata, ha fatto conoscere l’opinione di Nuccia Bottari, donna molto avanti negli anni, lucida, autonoma, fortemente impegnata, che così si è espressa: “L’invecchiamento non è vecchiaia e tanto meno senilità. L’invecchiamento è l’aumento degli anni e l’avanzare dell’età è un processo “in itinere“ più o meno graduale e molto diversificato, specie nel modo di invecchiare. Sotto tutti i punti di vista è estremamente importante che sia attivo. La qualità delle attività? Tutte quelle possibili in relazione al tempo e agli spazi: attività motoria, sensoriale, sentimentale e soprattutto mentale. Attivi per chi? ….Pe se stessi o per gli altri ? Per se stessi è quasi facile, specie per una donna: gestione della casa, affetti familiari, cura della persona e cura della mente con pensieri, ricordi, lettura, scrittura, musica, cinema, televisione etc. etc. Per gli altri è più difficile. Si va nel sociale e trovare le opportunità non dipende solo dalla persona che va invecchiando. Si può dare una mano persino per telefono! L’associazionismo e le amicizie possono offrire occasioni di attività di varia natura: l’amicizia dà distrazione, compagnia, scambio di idee e memoria, talvolta vivacità…..di dialogo. Fra amici si da e si riceve sempre qualcosa. La scelta dei supporti per invecchiare meglio possibile è abbastanza larga. Pregare, ringraziare, volere bene ai propri cari molto e imparare ad accettare da loro quasi tutto. Amare il prossimo…, non avere rancori e saper cogliere gli aspetti positivi in quasi tutte le circostanze. Soprattutto si deve ancora sapere sperare. La speranza è la più complessa delle tre virtù teologali anche perché i tempi della speranza si riducono con l’avanzare dell’età. Ma si può sperare specialmente per gli altri, la salute e il benessere delle persone care, la buona politica, la pace nel mondo. Tante cose da sperare, perché la speranza è estensibile come un tessuto elastico e può avere misure e colori diversi. Si spera persino nel tempo meteorologico!
         Giuseppe Ruggeri nelle sue conclusioni ha detto: “Siamo figli di una cultura che ha costantemente visto nell’anziano un punto di riferimento in termini di valori e di tesoro di esperienza.…lo mostra …. l’elevata considerazione in cui vengono tenute le persone più avanti negli anni all’interno di nuclei sociali più primitivi (tribù, etnie, clan) fin dagli albori della storia.
         Lo raccontano il detto di Ovidio: “Grande era un tempo la riverenza per capo canuto” e libro del Levitico 19,52 “Alzati davanti a chi ha i capelli bianchi, onora la persona del vecchio”
         Facili utopie ?  No, se il mutamento sarà anche e soprattutto mentale, se nascerà da una rinnovata attenzione verso il fenomeno dell’invecchiamento a partire dalla “bomba demografica“ degli ultimi decenni fino alla elaborazione di codici comportamentali e criteri di gestione delle problematiche legate all’espansione del pianeta anziani nel mondo.
         Quali le mie considerazioni: dare eco a quanto dice l’OMS: “ Invecchiare è un privilegio e una meta della società. E’ anche una sfida, che ha un impatto su tutti gli aspetti della società del XXI secolo” (Messaggio proposto dalla O.M. della Sanità sul tema della salute degli anziani). Seguire il Vademecum sull’invecchiamento attivo e i suoi pilastri: salute, partecipazione, sicurezza. Dare pieno credito a quanto dice Vittorio Calogero: «L’arte della longevità non riguarda solo gli anziani, ma tutti coloro che vogliono apprendere per tempo uno stile di vita sano che possa aiutarli a vivere meglio, ritagliandosi gli spazi più consoni alla propria natura». Confermare quanto di propositivo è stato detto: consigliare quanto ha insegnato Nuccia Bottari  che alla fine del suo intervento ha concluso: “ a proposito di “aiutini” una mia personale “teoria”: spero non scandalizzi nessuno. Sono convinta che anche in vecchiaia, non convengano al buon umore troppe rinunzie e restrizioni. Attenzione si, ma senza perdere il piacere di vivere! Un po’ di edonismo non guasta mai “
         Oggi, per fortuna, è di moda curare la propria persona anche seguendo un modello psico-fisiologico integrato fondato su una disciplina scientifica della Psicologia: la Psicologia clinica che compone armonicamente, secondo una logica funzionale, in un unico quadro, livelli fisiologici di base con le forme espressive che prendono consistenza nei diversi linguaggi dell’arte: teatro, musica, danza, pittura, scrittura…... visti come laboratorio di arte-terapia per anziani.
          Dare “vita agli anni” godendo di quanto ancora gli anni possono dare. Vivere amando la vita. “La vecchiaia è una persona garbata che bussa e ribussa alla porta; ….. nessuno le dice: avanti! e fuori dall’uscio non ci vuole stare. Allora apre lei stessa, entra di volata, e adeso si dice che è screanzata”.  Scrive così J. W. Goethe e aggiunge: “Non occorre nessuna abilità per invecchiare, …occorre abilità per saperla sopportare”.
         ”Non vi lasciate sorprendere dalla tentazione della solitudine interiore; malgrado i problemi tipici dell’età…voi non siete e non dovete sentirvi ai margini della vita….., ma soggetti attivi di un periodo umanamente e spiritualmente fecondo dell’esistenza umana. Avete ancora una missione da compiere, un contributo da dare” ha detto Giovanni Paolo II il 25.marzo 1984 in occasione dell’udienza a 8.000 anziani. E papa Francesco, all’esordio del suo mandato, ha ribadito: nei vecchi la sapienza della vita da trasmettere a chi è giovane…..Doniamo questa sapienza ai giovani, come il buon vino che con l’età diventa migliore.
         Dice S. Agostino, “noi viviamo in contemporanea tre tempi: il presente del passato, che è la storia; il presente del presente, che è la visione; il presente del futuro che è l’attesa”. Bisogna tenere presente che “la persona sola invecchia innanzi tempo” come insegna la Scuola medica di Asclepio del IV sec. a.C. e “ricordare che i dispiaceri, le angosce sono i migliori alleati di una vecchiaia precoce e piena di dolori, perché la solitudine e i dispiaceri sono un veleno sottile che entra nelle ossa e toglie il desiderio di vivere”.
         Eugène Ionesco asserisce che “siamo anziani, è vero, ma siamo ugualmente rispettabili”. “ I vecchi sono sobri, dignitosi, saldi nella fede, nell’amore e nella pazienza” dice S. Paolo Apostolo nella lettera a Tito (2,2) e “I giusti fioriranno come palma, come cedro del Libano….nella vecchiaia daranno ancora frutti, saranno vegeti e rigogliosi per annunziare quanto è retto il Signore” (Salmo 13). «L’arte della longevità non riguarda solo gli anziani, ma tutti coloro che vogliono apprendere per tempo uno stile di vita sano che possa aiutarli a vivere meglio, ritagliandosi gli spazi più consoni alla propria natura».
         Convincersi che vecchio è chi muore!!
                                                     Prof. Antonino Arcoraci
                                         Presidente FEDERSPeV Sez. di Messina










                                                 


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