François de La Rochefoucauld, nelle
Massime del 1678 diceva: “arriviamo
impreparati alle diverse età della vita e spesso manchiamo d'esperienza nonostante
gli anni”.
Si aggiungono modi di dire, citazioni, aforismi, preverbi, “gocce
di saggezza: “O vecchiaia! ognuno vuole a
te arrivare, ma, quando ti ha provato, si pente” (Euripide), “Tutto ruba l’età, fin la memoria”
(Virgilio), “La vecchiaia è un male
incurabile”,“Senectus insanabilis morbus est” (Seneca), “I vecchi stanchi ch’anno sé in odio e la
soverchia vita“ (Francesco Petrarca), “ Non
essere più ascoltati: questa è la cosa terribile quando si è vecchi”
(Albert Camus), “Il peso degli anni è il maggior peso che l’uomo possa portare ˮ, “La vecchiaia è un ospedale in cui si
raccolgono tutte le malattie”, “Se ne vanno gli amori e restano i
dolori: questa è la vecchiaia”, “La
terra attira talmente i vecchi, che camminano curvi”, e l’immagine dell’anziano viene vista in chiave
pessimistica.
Diceva
Luigi Bommarito, Arcivescovo emerito di
Catania, in una sua lezione su «La Terza età» in onore dei soci emeriti
dell’Accademia Peloritana dei Pericolanti, fatta il 7 Ottobre 2010 a Messina: “… È
ancora molto diffusa l’immagine della terza età come fase di declino in cui
l’insufficienza umana e sociale è data per scontata. A questa immagine negativa
danno ossigeno quegli anziani per i quali la vecchiaia è un trauma. Si tratta
di persone che dinanzi al proprio invecchiamento assumono atteggiamenti che
vanno dalla rassegnazione passiva alla ribellione e al rifiuto disperato; si
chiudono in se stessi, si autoemarginano contribuendo positivamente al loro
degrado fisico e mentale”.
L’immagine del vecchio saggio …con cultura, competenza e esperienza del
saper fare, nel corso degli ultimi anni si è sempre più affievolita e Mariangela Melato, nel 2003, a
Taormina, in una “lezione di cinema” che si è trasformata in lezione di vita e
di saggezza, fece queste considerazioni: “Osservo
con preoccupazione ... che la società contemporanea sta perdendo
progressivamente quel senso della
memoria che non trovo più nei giovani anche per colpa di noi grandi, dato che
oggi si tende a dimenticare e rimuovere il passato che rappresenta invece una
guida importante per continuare a capire…La vita ti da e ti toglie, e le
rinunce fanno parte della vita, ma ti fanno crescere e migliorare solo se si è
realmente consapevoli di questa”.
La
società è cambiata: negli ultimi decenni, la vita media si è allungata, il
numero degli anziani è fortemente aumentato, sono sorti problemi di tipo
economico, specie in Europa. Gli anziani sono diventati un problema di cui
discutere per ridare loro onore e merito e per gli interessi di tipo comunitario.
Degli
anziani se ne è già parlato in Argentina
nel 1948 e a Malta nel 1969. Nel ’90, l’O.M.S. ha sottolineato l’importanza di
coniugare attività e salute negli anziani intendendo per salute quanto già
aveva definito nel 1948: "uno
stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non la semplice assenza
dello stato di malattia o di infermità". Ha
lanciato il concetto di invecchiamento attivo come “ processo volto ad ottimizzare le opportunità per la salute,
la partecipazione e la sicurezza allo scopo di rafforzare la qualità della vita
mentre la gente invecchia”.
Il
1993 è stato proclamato Anno Europeo degli anziani e il 1999, anno degli
Anziani per le Nazioni Unite. Nell’aprile 2002, a Madrid, è stato adottato il piano d’azione
sull’invecchiamento e nello stesso anno, a settembre a Berlino, gli Stati
membri dell’UE si sono impegnati a stabilire una strategia d’azione in campo
Europeo. Nel 2010 Eurostat ha pubblicato i dati sull’invecchiamento
della popolazione con la proiezione del 2050 e 27 stati membri dell’Unione
Europea, più l’Islanda, il Liechtenstein e la Norvegia, hanno deciso di adottare un piano d’azione e una strategia mirata a
promuovere l’invecchiamento attivo. Sostenere i
diritti e le esigenze degli anziani con politiche economiche e sociali
finalizzate a creare una società per tutte le età, nel rispetto della
evoluzione demografica nel mondo, e senza discriminazione in ragione dell’età.
Per celebrare il decimo anniversario di
questo importante impegno politico, l’UE designa il 2012 “Anno europeo dell’invecchiamento attivo e
della solidarietà tra generazioni“. Propone di lottare contro le
discriminazioni che spesso gli anziani subiscono, discriminazioni che
nei confronti delle donne anziane sono multiple. Affronta il problema sotto l’aspetto umano, con idee e mezzi mirati a
diffondere la cultura che la terza e anche la quarta età, non sono la “fase residuale
dell’esistenza”, ma un “bene di cui beneficiare” tutti. Spinge
per un “invecchiamento attivo” in una società costruita sulla solidarietà e la cooperazione tra le
generazioni e propone ai meno giovani, di esercitare il loro ruolo nei
tanti campi in cui ancora possono mostrare la loro valenza: l’occupazione, la partecipazione alla vita sociale, la gestione della propria
vecchiaia.
Martin
Kastle relatore del progetto, ha sintetizzato in due “punti” gli obiettivi da
sviluppare:- educare al rispetto della dignità delle persone
anziane, - supportare le persone
anziane nella partecipazione alla società civile e al volontariato, in modo da
eliminare le barriere intergenerazionali.
Il
Parlamento europeo ha recepito il mandato, ha studiato un logo, ha avanzato
la proposta puntando sulla sensibilizzazione dell’opinione pubblica, ha promosso dibattiti, ha sostenuto la cooperazione e la
facilitazione nell’agire. Ha sponsorizzato un fondo europeo per “senior in
azione“ per gli scambi transnazionali e la mobilità delle persone anziane.
Ha incoraggiato le iniziative delle autorità
pubbliche dei suoi Stati membri a livello nazionale, regionale o locale, per
l’attuazione di quattro obiettivi: sensibilizzare l'opinione pubblica sull’importanza della partecipazione degli anziani
alla società e all'economia, attraverso la promozione dell'invecchiamento
attivo; promuovere
il dibattito, gli scambi di informazione e potenziare l'apprendimento reciproco tra i paesi dell'UE al fine di promuovere buone
pratiche e sostenere la cooperazione; fornire
un quadro favorevole all'impegno e all’azione, per sviluppare
attività e soluzioni innovative, ma anche di fissare obiettivi politici a lungo
termine; lottare contro le discriminazioni
basate sull’età, in particolare
nell’ambito dell’occupazione.
L’Italia secondo paese più vecchio
d’Europa, ha sentito il problema e ha risposto con quanto ha potuto: un internet saloon, scuola gratuita per gli ulta 50enni
disponibili ad avvicinarsi all’informatica, l’imago europae formula anti-ageing, un
concorso fotografico, l’organizzazione di corsi di alfabetizzazione informatica per nonni.
Il ministro Riccardi, nell’aprile 2012
ha organizzato a Roma un incontro con tema “sfide
demografiche e solidarietà tra le generazioni”. Ha chiesto collaborazione
e, a chiusura dell’anno dedicato all’invecchiamento attivo e solidarietà tra le
generazioni, alla presenza del Presidente Monti, ha pubblicato la Carta
nazionale per l’invecchiamento attivo che vuole dare seguito all’anno europeo dell’invecchiamento
attivo mirando a un
invecchiamento attivo, vitale e dignitoso in una società solidale capace di
tradurre le sfide in opportunità di coesione e crescita. Una implementazione è
stata data del Piano Nazionale per la Famiglia approvato dal governo il 7
giugno 2012 con l’augurio che ”i principi generali della Carta si traducano in misure e
prassi concrete con il contributo delle Amministrazioni nazionali e locali,
delle parti sociali e del terzo settore.….in un’azione sinergica deliberando
linee politiche, metodologie, offerte, e servizi”.
Ha incoraggiato gli anziani a partecipare alla vita del Paese con uno stile
di vita sano, una formazione continua, un marcato ruolo all’interno delle
famiglie e della collettività, un impegno civile senza scivolare ai
margini della vita perché ”gli anziani sono un valore”.
Anche la Regione
Sicilia ha recepito il messaggio ed ha
elaborato un progetto: Passi d’Argento
mirato a raccogliere i risultati di un periodo di sorveglianza della
popolazione con 65 anni e più e li ha pubblicati nel Rapporto 2014.
Obiettivo: incentivare
il passaggio da politiche incentrate sui bisogni delle persone più anziane,
considerate ormai soggetti passivi, a politiche che riconoscono a ogni
individuo il diritto e la responsabilità di partecipare attivamente alla vita
della comunità in ogni fase
dell'esistenza, inclusa l'età anziana.
Su input del Ministero della Salute, in
collaborazione con il Centro Nazionale
di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute (CNESPS) dell'Istituto
Superiore di Sanità, degli Assessorati regionali della Salute e della Famiglia
delle Politiche Sociali e del Lavoro e dei Servizi provinciali del settore
sociale e sanitario, le Unità operative, hanno monitorato la qualità della vita
nella popolazione di ultra 65enni. I dati servono a promuovere azioni e
strategie d’intervento efficaci che,
partendo dalla panoramica completa della sorveglianza della popolazione
confluita in PASSI d'Argento, indirizzi a favorire metodi e aspetti innovativi
nel sistema sanitario
Destinatari: i tecnici e gli addetti ai lavori che si gioveranno di questi per
sostenere active ageing nella programmazione delle direttive per
la prevenzione e l’assistenza
La FEDERSPeV
(Federazione Sanitari pensionati e vedove/i di Messina e l’AMMI ( Associazione
mogli medici) La FEDERSPeV di Messina e l’AMMI, alle richieste della Ce, hanno
risposto con un Convegno e una tavola rotonda finalizzati non solo a discutere
il problema, ma anche a raccogliere suggerimenti e spunti creativi stimolati da
una formale richiesta che è stata diffusa a tappeto in primavera, a mezzo
lettera, e-mail e articoli di stampa in vari giornali.
Non sono state le sole Associazioni a
farlo: lo ha fatto la Sezione di Palermo, lo ha fatto Milano a opera dell’Auser
Lombardia come momento di confronto con esperti e rappresentanti delle
istituzioni il 5 novembre scorso 2012,
lo ha fatto la FEDERSPEV Nazionale anticipando i tempi con la relazione
di Raffaele Cerqua “L’anziano un peso o un’opportunità” al 47° Congresso a
Caserta. Lo ha fatto indirettamente Renato Ponzoni riportando dati e concetti di M.
Letizia Tanturri sull’invecchiamento della popolazione. Lo abbiamo fatto
noi come FEDERSPeV su Previdenza Medica e Marco Perelli Ercolini su Azione
Sanitaria nell’ottobre 2012. Certamente se ne continuerà a parlare.
Il Convegno di Messina con la Tavola
Rotonda dell’11 dicembre 2012, riprende tutti questi concetti e lancia
una serie di proposte.
Debbo dire per dovere di cronaca, che sono state pochissime
le risposte date alla richiesta pubblicizzata prima. Un numero deludente, ma
tutte concordi nel dire a voce o per scritto, che il tema è di rilevanza
importante e va affrontato. E’ prevalsa l’opinione che l’anziano deve essere mantenuto in
attività, all’anziano deve essere facilitato il permanere nel settore
lavorativo di suo interesse e che l’anziano deve essere aiutato a coltivazione i suoi hobby.
La pochezza delle risposte ha spinto a dare un taglio poco
usuale al Convegno: una relazione
introduttiva, che è stata fatta magistralmente dalla Dott.ssa Rory Previti
docente, giornalista, vedova di medico, palermitana, una tavola rotonda coordinata dal Dott. Giuseppe Ruggeri, medico
giornalista, scrittore. Alla Tavola Rotonda hanno partecipato un
gerontologo, il Prof. Vittorio Nicita Mauro cattedratico dell’Università di
Messina, un Ordinario di Bioetica, la Prof.ssa Anna Gensabella Furnari,
uno psicologo, il dott. Anastasio Majolino, un uomo avanti negli
anni, il Prof. Emanuele Mazzaglia medico pediatra, una non giovanissima,
la Dott.ssa Rosamaria Petrelli, una giovanissima, la Dott.ssa Rita Ristagno
dottoranda in bioetica. Era stato invitato anche un politico che non è venuto.
I
contenuti dei singoli interventi sono stati sintetizzati così:
La Dott.ssa
Rory Previti ha sostenuto che gli “over” hanno
bisogno di un impegno, possibilmente un lavoro, e di una vita indipendente,
magari aiutati da un pensionamento graduale
che passa per il part-time e gli orari flessibili. Consiglia forme di hausing
con supporti tecnologici che contrastano il declino fisico. Una buona qualità della vita per interagire positivamente
con il tessuto sociale di appartenenza, che li aiuti al benessere psico-fisico
e socio ambientale.
Gli anziani più
attivi e meglio organizzati all’interno delle Associazioni, favoriscono l’empowerment
di altri anziani. Mettono a disposizione le proprie capacità e competenze
e, specie nei centri sociali, portano dall’attuale Welfare state al Welfare
community. Insieme si aiutano a non cadere nel declino mentale magari usando uno dei tanti sistemi educativi - il metodo Feuerstein è uno di questi -
che, senza uso di farmaci, riattivano l’area della memoria, dell’orientamento
spazio-temporale e migliorano la performance mentale.
«Insegnare
a imparare» e «imparare a imparare» le strategie di pensiero necessarie per
associare, collegare, integrare, organizzare le informazioni provenienti
dall’ambiente.
Non vi sono limiti di età o di
precondizione per accrescere la propria “abilità
cognitiva”.
Alla tavola rotonda condotta dal Dott. Giuseppe Ruggeri, senza una scaletta precostituita, è stata
data piena libertà di espressione- alla
domanda, la risposta - che sintetizzata, ha espresso quanto è nelle
competenze dello specialista o sentito come problema dal singolo uomo o donna,
in ragione della propria età e, in maniera particolare, della propria
sensibilità.
Il gerontologo Nicita Mauro ha
sostenuto la necessità di un adattamento all’invecchiamento, specie se questo è
sostenuto da una educazione alla tutela della salute. Ha sottolineato
l’importanza della geragogia - educazione all’invecchiamento -che è
diversa dall’educazione alla salute perché, oltre alla tutela della salute,
promuove uno stile di vita attivo, idoneo all’età e spinge a un impegno emotivo
che lo porta ad affrontare la giornata con entusiasmo, ad amare la vita senza
privarsi dei piaceri che questa può ancora offrire, a superare le perdite viste
in termini di età, lavoro, genitori, distacco dei figli, deficit fisici e
malattie a rafforzare la propria identità con un’opera continua di crescita spirituale.
L’anziano non
deve isolarsi ma continuare a vivere tra la gente con molti contatti sociali,
sfruttando il tempo disponibile, evitando il pericoloso “tempo
vuoto” che può favorire la comparsa della depressione. Frequentare persone
di tutte le età per evitare la “ghettizzazione
geriatrica” e stimolare il confronto intergenerazionale.
Lo psicologo Anastasio Majolino ha
sostenuto l’importanza del mantenimento, a mano a mano che si va avanti negli
anni, dell’equilibrio mentale, meglio psico-somatico, “valido e continuo”, fino a farlo diventare patrimonio individuale. Convincersi che invecchiare bene significa ridurre notevolmente il deficit fisiologico di memoria e, considerando che questa riduzione interessa
principalmente la memoria a breve termine, non è sostanziale, non va drammatizzata, ma riattivata con
l’esercizio mentale, fisico e con adeguate mnemotecniche. Ciò
riequilibra il rapporto tra passato e presente, svantaggiato dal maggior peso
del grande flusso di informazioni passate rispetto a quelle ridotte del
presente, specie se inattivo e aggravato da una prospettiva futura ristretta o
incerta.
Evitare
che il soggetto sia mentalmente risucchiato all’indietro nel tempo e spinto a
rimuginare dolorosamente - con
inevitabili effetti depressivi - sulla sua vita trascorsa. Aiutare a un sano impegno operativo per impedire
l’innesco di un circuito in tendenza psicosomatica che rafforzando la propriocezione, cioè le informazioni provenienti dal
soma legate al fisiologico indurimento della
gabbia muscolare - in parte causata dall’inattività -, si procuri ulteriore
intorpidimento delle funzioni organiche e soprattutto mentali. Di riflesso, l’ulteriore tendenza alla inerzia, alla apatia e
alla depressione.
La Prof.ssa Marianna Gensabella più
volte stimolata, ha sostenuto che “Nella società di
oggi in cui si valorizza l'"essere" più del "fare", la
saggezza è poco rilevante. Prevale la produzione dell'homo faber e
l’anziano perde lentamente la sua immagine. Vive la sua fragilità e lo mostra
con la perdita dell’avvenenza, delle capacità fisiche e mentali. Si sforza di
apparire, esorcizza la sua condizione di declino col migliorare il suo aspetto.
Esercita il suo fisico e la sua memoria ma gli è difficile andare al pari con i
tempi. Si chiude sempre più nell’ambito dei suoi affetti, del suo nucleo
familiare. Vuole mostrarsi utile, disponibile e lentamente si allontana dal
mondo e dei sui stessi interessi. Insistere sull'
"anziano attivo" ha merito per focalizzare l'attenzione sulla
necessità della prevenzione per mantenerlo il più possibile "in
funzione", ma rischia di rafforzare la tendenza a volerlo a tutti i costi
attivo e vitale, lasciando in ombra la dimensione positiva della saggezza che
permane anche in chi attivo non lo è più! Attivo pone in ombra la dimensione
etica fondamentale: il rispetto dovuto a chi non solo non è più attivo, ma
nemmeno saggio, più vulnerabile. Che da figura portante è diventato assistito,
che convive con i suoi mali e diventa problema per la sua famiglia e per la
società. La società si impegna. Ma oltre che dare parole, deve dare fatti che
si esprimono come politiche sociali e sanitarie concrete. Che curano il
rispetto e onorano la loro dignità nella vita!
Il pensiero dell’uomo e della donna,
nelle tre fasce di età, è stato colto nelle parole degli invitati:
Per il prof. Emanuele Mazzaglia,
soggetto avanti negli anni, l’opportunità è continuare
il lavoro a cui si era abituati, magari per hobby, magari per solidarietà verso
gli altri, meglio per soddisfare il piacere, a volte anche egoistico, del fare.
Vale per coloro che alla vecchiaia sono arrivati con il privilegio del
benessere fisico e mentale, coltivato negli anni, spronato dal vivo impegno a
non decadere. “Brutta cosa è sentirsi
emarginati”. Per alcune professioni è facile! Dire fare volontariato non
basta!
La Dott.ssa RosaMaria Petrelli, giovane
ma non più tanto, medico affermato e ricca di tanti interessi, sostiene l’importanza del mantenersi sempre attivi ed entusiasti della
vita. E’ convinta che mantenersi in esercizio fisico e mentale,
coltivare nuovi impegni, colmare i vuoti de tempo libero, non cedere all’ozio
che porta alla depressione, aiuta ad accettare la condizione di anziano. A viverla nella pienezza dei suoi momenti godendo
di quanto ancora gli anni possono dare fino a quando la salute cede il passo
alla malattia.
Per la giovane Rita Ristagno la
solidarietà generazionale tra generazioni “contigue”, deve essere solidarietà
a “doppio senso”, dai
giovani verso gli anziani e dagli anziani verso i giovani. Una solidarietà reciproca, intesa nella sua completa
accezione.
Ha
detto “ Solidarietà non a caso deriva dalla parola francese solidairè,
il cui principale significato è etico-sociale, inteso come atteggiamento di
benevolenza, di comprensione, sforzo attivo assolutamente privo di interesse
che viene incontro alle esigenze ed ai disagi di qualcuno che necessita di
aiuto. Questa esigenza di comprensione e di benevolenza non è propria ed
esclusiva dell’anziano. E’ sentita e chiaramente, dalla generazione giovane,
che da sempre ha accumulato aspettative di guida illuminata ed aiuto
sostanziale da parte dell’anziano, anche di vita lavorativa. Per
l’invecchiamento attivo, la sfida è fare in modo che le parti interessate -
anziani e giovani - siano insieme nel perseguire un invecchiamento che si
caratterizzi per la soddisfacente attività “residua” per l’anziano unita a una
vita autonoma, utile non solo a lui, socialmente produttiva e di esempio e
sostegno per i giovani.
Attivo
intende non il “miracolistico” con inalterata fisicità ed efficienza. Attivi si
è quando si è utili alla società, sostegno alla famiglia e alle generazioni
giovani, pure se non totalmente efficienti; l’orologio biologico, continua,
avanza inesorabilmente in un solo verso. E’ naturale che la persona di 60, 70,
80 anni non possa sfoggiare la prestanza e la vigoria dell’età giovanile, ma
ciò non significa che non possa più dare tanto,
grazie al suo prezioso bagaglio di esperienza, di saggezza, di forza
d’animo e di serenità, complesso di qualità spesso sconosciute da una buona
parte di giovani che pur in forme psicofisiche eccellenti, non avendolo
vissuto, non lo conoscono. Anche con gravi deficit fisici, si può essere
colonna portante per l’unità familiare e punto di riferimento per i nipoti e i
pronipoti
Partendo dal principio che i giovani e gli anziani hanno
bisogno gli uni degli altri in un continuo e dinamico processo di integrazione,
sarebbe interessante intervenire nei vari settori sociali, quali il lavoro, ove
il “senior”, appena entrato in pensione, possa garantire conforto e sostegno al
“junior” che affronta, spesso con sgomento, il passo difficile nell’inserimento
nella realtà lavorativa. Questo è esempio
concreto di solidarietà fondata sul principio di solidarietà reciproca tra
generazioni, temporalmente diverse.
Immagina
un anziano, prossimo al pensionamento, che in uno stage formativo, “inizia” il
giovane al nuovo lavoro, fornendo consiglio ed esempio. Si avrebbe come logico
corollario, un’opportuna gradualità nell’allontanamento dal posto di lavoro, ed
una preziosa gradualità nell’avvio del neofita nell’attività produttiva. Si
assisterebbe metaforicamente ad un “passaggio di testimone” che si concretizza
in un tirocinio pratico con la piena acquisizione dei metodi e delle procedure,
nonché per la fruizione degli strumenti affinché il giovane imposti al meglio
gli inizi del proprio lavoro e l’anziano, considerato sapiente ed esperto nello
stesso mestiere, si senta adeguatamente gratificato nella prestazione di questo
insostituibile “servizio”.
La
discussione viva e interessata, ha fatto conoscere l’opinione di Nuccia
Bottari, donna molto avanti negli anni, lucida, autonoma, fortemente impegnata,
che così si è espressa: “L’invecchiamento non è
vecchiaia e tanto meno senilità. L’invecchiamento è l’aumento degli anni e
l’avanzare dell’età è un processo “in itinere“ più o meno graduale e molto
diversificato, specie nel modo di invecchiare. Sotto tutti i punti di
vista è estremamente importante che sia attivo. La qualità delle attività?
Tutte quelle possibili in relazione al tempo e agli spazi: attività motoria,
sensoriale, sentimentale e soprattutto mentale. Attivi per chi? ….Pe se stessi
o per gli altri ? Per se stessi è quasi facile, specie per una donna: gestione
della casa, affetti familiari, cura della persona e cura della mente con
pensieri, ricordi, lettura, scrittura, musica, cinema, televisione etc. etc.
Per gli altri è più difficile. Si va nel sociale e trovare le opportunità non
dipende solo dalla persona che va invecchiando. Si può dare una mano persino
per telefono! L’associazionismo e le amicizie possono offrire occasioni di
attività di varia natura: l’amicizia dà distrazione, compagnia, scambio di idee
e memoria, talvolta vivacità…..di dialogo. Fra amici si da e si riceve sempre qualcosa.
La scelta dei supporti per invecchiare meglio possibile è abbastanza larga.
Pregare, ringraziare, volere bene ai propri cari molto e imparare ad accettare
da loro quasi tutto. Amare il prossimo…, non avere rancori e saper cogliere gli
aspetti positivi in quasi tutte le circostanze. Soprattutto si deve ancora
sapere sperare. La speranza è la più complessa delle tre virtù teologali anche
perché i tempi della speranza si riducono con l’avanzare dell’età. Ma si può
sperare specialmente per gli altri, la salute e il benessere delle persone
care, la buona politica, la pace nel mondo. Tante cose da sperare, perché la
speranza è estensibile come un tessuto elastico e può avere misure e colori
diversi. Si spera persino nel tempo meteorologico!
Giuseppe
Ruggeri nelle sue conclusioni ha detto: “Siamo
figli di una cultura che ha costantemente visto nell’anziano un punto di
riferimento in termini di valori e di tesoro di esperienza.…lo mostra ….
l’elevata considerazione in cui vengono tenute le persone più avanti negli anni
all’interno di nuclei sociali più primitivi (tribù, etnie, clan) fin dagli
albori della storia.
Lo
raccontano il detto di Ovidio: “Grande
era un tempo la riverenza per capo canuto” e libro del Levitico 19,52 “Alzati davanti a chi ha i capelli bianchi,
onora la persona del vecchio”
Facili
utopie ? No, se il mutamento sarà anche
e soprattutto mentale, se nascerà da una rinnovata attenzione verso il fenomeno
dell’invecchiamento a partire dalla “bomba demografica“ degli ultimi decenni
fino alla elaborazione di codici comportamentali e criteri di gestione delle
problematiche legate all’espansione del pianeta anziani nel mondo.
Quali
le mie considerazioni: dare eco a quanto dice l’OMS:
“ Invecchiare è un privilegio e una meta
della società. E’ anche una sfida, che ha un impatto su tutti gli aspetti
della società del XXI secolo” (Messaggio proposto dalla O.M. della Sanità sul
tema della salute degli anziani). Seguire il Vademecum sull’invecchiamento
attivo e i suoi pilastri: salute,
partecipazione, sicurezza. Dare
pieno credito a quanto dice Vittorio Calogero: «L’arte della longevità non riguarda solo gli anziani, ma tutti coloro
che vogliono apprendere per tempo uno stile di vita sano che possa aiutarli a
vivere meglio, ritagliandosi gli spazi più consoni alla propria natura».
Confermare quanto di propositivo è stato detto: consigliare quanto ha insegnato
Nuccia Bottari che alla fine del suo
intervento ha concluso: “ a proposito di “aiutini” una mia personale “teoria”:
spero non scandalizzi nessuno. Sono convinta che anche in vecchiaia, non
convengano al buon umore troppe rinunzie e restrizioni. Attenzione si, ma senza
perdere il piacere di vivere! Un po’ di edonismo non guasta mai “
Oggi,
per fortuna, è di moda curare la propria persona anche seguendo un modello
psico-fisiologico integrato fondato su una disciplina scientifica della
Psicologia: la Psicologia clinica che compone armonicamente, secondo una logica
funzionale, in un unico quadro, livelli fisiologici di base con le forme
espressive che prendono consistenza nei diversi linguaggi dell’arte: teatro,
musica, danza, pittura, scrittura…... visti come laboratorio di arte-terapia
per anziani.
Dare “vita agli
anni” godendo di quanto ancora gli anni possono dare. Vivere amando la
vita. “La vecchiaia è una persona garbata
che bussa e ribussa alla porta; ….. nessuno le dice: avanti! e fuori dall’uscio
non ci vuole stare. Allora apre lei stessa, entra di volata, e adeso si dice
che è screanzata”. Scrive così J. W.
Goethe e aggiunge: “Non occorre nessuna
abilità per invecchiare, …occorre abilità per saperla sopportare”.
”Non vi lasciate sorprendere dalla tentazione
della solitudine interiore; malgrado i problemi tipici dell’età…voi non siete e
non dovete sentirvi ai margini della vita….., ma soggetti attivi di un periodo
umanamente e spiritualmente fecondo dell’esistenza umana. Avete ancora una
missione da compiere, un contributo da dare” ha detto Giovanni Paolo II il
25.marzo 1984 in occasione dell’udienza a 8.000 anziani. E papa Francesco,
all’esordio del suo mandato, ha ribadito: nei
vecchi la sapienza della vita da trasmettere a chi è giovane…..Doniamo questa
sapienza ai giovani, come il buon vino che con l’età diventa migliore.
Dice
S. Agostino, “noi viviamo in
contemporanea tre tempi: il presente del passato, che è la storia; il
presente del presente, che è la visione; il presente del futuro che è l’attesa”.
Bisogna tenere presente che “la
persona sola invecchia innanzi tempo” come insegna la Scuola medica di Asclepio del IV sec. a.C. e “ricordare che i dispiaceri, le angosce sono
i migliori alleati di una vecchiaia precoce e piena di dolori, perché la
solitudine e i dispiaceri sono un veleno sottile che entra nelle ossa e toglie
il desiderio di vivere”.
Eugène
Ionesco asserisce che “siamo anziani, è
vero, ma siamo ugualmente rispettabili”. “ I vecchi sono sobri, dignitosi, saldi nella fede, nell’amore e nella
pazienza” dice S. Paolo Apostolo nella lettera a Tito (2,2) e “I giusti fioriranno come palma, come cedro
del Libano….nella vecchiaia daranno ancora frutti, saranno vegeti e rigogliosi
per annunziare quanto è retto il Signore” (Salmo 13). «L’arte della longevità non riguarda solo gli anziani, ma tutti coloro
che vogliono apprendere per tempo uno stile di vita sano che possa aiutarli a
vivere meglio, ritagliandosi gli spazi più consoni alla propria natura».
Convincersi che vecchio è chi muore!!
Prof. Antonino Arcoraci
Presidente
FEDERSPeV Sez. di Messina
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