PREFAZIONE
‘L’individuo
che non onora la propria terra,
non
onora se stesso’ (Paulo Coelho )
L’opera
di natura fortemente storica si caratterizza come un excursus che
prende avvio dalle origini
di Longi strettamente connesse alla distruzione dell’antica città
di Demenna e della sua roccaforte,
snodandosi attraverso i secoli che videro il susseguirsi degli
innumerevoli casati nobiliari
fino all’unità d’Italia e oltre ancora con il novecento, le sue
guerre e privazioni varie arrivando
sino all’era contemporanea con un particolare riguardo agli eventi
storico-politici, alle
attività svolte, alle catastrofi naturali e non, e da cui è stato
contraddistinto questo piccolo centro
montano; nonostante le difficoltà a reperire documenti vari,
l’autore riesce con una meticolosa
ricerca anche online a far emergere scritti importanti (es:.
Concordia...) a
testimonianza
della presenza e della condizione complessiva di Longi nei vari
periodi storici.
Nel
testo trova un’ampia trattazione la realtà attuale sia sul piano
territoriale, politico, demografico
e le relative problematiche ad essa inevitabilmente correlate e che
lasciano spazio
ad un’intensa riflessione personale come la spinosa questione
dell’eredità ‘smarrita’ del castello
in favore del comune o l’analisi della popolazione da cui si evince
un suo progressivo depauperamento
dovuto a molti fattori con, di contro, l’indicazione di proposte
reali per una netta
inversione di tendenza e infine, non ultimo per importanza, il
dilemma del dissesto idrogeologico..
Inoltre una peculiare attenzione viene riservata ai culti e alle
tradizioni
popolari
nonché alle leggende e ai miti che si sono perpetuati nel tempo e
ancora presenti e rinnovati
nel tessuto comunitario; da questo punto di vista si ha la netta
impressione che l’autore
voglia sviscerare e al contempo valorizzare le testimonianze degli
abitanti del luogo ai fini
di ricostruire la vera storia del territorio circostante e di
coglierne il senso più profondo.
L’intento,
apertamente dichiarato, dello scrittore è quello di fornire un
resoconto oggettivo della
storia di Longi che possa rimanere nella memoria dei posteri nella
prospettiva di farne un
buon uso per la costruzione di un futuro migliore ma senza rinnegare
quel retroterra culturale
da cui inevitabilmente si proviene e che si vuole nutrire con i
valori dell’onestà, della giustizia
e della solidarietà umana; per questo risulta importante la sezione
dedicata ai personaggi
illustri della collettività (Tommaso Landi, Francesco Gemma,
Francesco Zingales...) che
hanno fatto la storia di Longi con il loro esempio, la tenacia e le
azioni svolte anche a livello
nazionale meritandosi cosi
l’appellativo
di ‘eroi’ e gli onori da parte dei loro
concittadini
ma non sempre riconosciuti e spesso tristemente sottaciuti.
Ed
è proprio qui che
affiora una precisa e puntuale descrizione autobiografica dello
scrittore che
annovera con scrupolo tutti gli
atti e le azioni intraprese durante il suo operato in qualità di
sindaco con l’implicita volontà di rendere chiarezza su quanto
realizzato in quegli anni e lasciando ai lettori qualsiasi giudizio e
opinione finale (‘ai posteri l’ardua sentenza’); cosi
su questa scia ma anche in tutto l’arco dello scritto viene
tratteggiato il profilo
di un uomo in piena maturità che nella consapevolezza delle sue
imprese, di ci o
che ha ritenuto opportuno fare
per il benessere della propria comunità e non, comunque sia, vuole
tener fede ad un impegno con se stesso e i suoi valori di integrità
e onestà assunti come doveri intoccabili
:‘‘cura di essere te stesso che ti amino o no’’ recita il
poeta Pessoa..
Quindi
nella sua totalità l’opera si presenta come un contenitore ricco
di conoscenze che ogni longese
dovrebbe possedere per scoprire e irrorare le radici di un’
identità difficile da estirpare,
che soggiacciono nell’interiorità di ciascuno e che l’autore
scopre man mano che si addentra
nel cuore della sua stessa produzione; insomma si tratta di un testo
assai complesso
perché
ricco di eventi, caratteristiche e peculiarità di un piccolo comune
nebroideo e che per questo
richiede un lettore dallo spirito attento e animato dallo stesso male
di cui irrimediabilmente
soffre l’autore stesso: l ’'amore
quasi viscerale per il suo paese natio mai dimenticato.
Un’immagine di Longi che, nel bene e nel male, lascia senza fiato,
è quella che emerge
dalla lettura di questo elaborato rimanendo come un pensiero
indelebile nella mente del
lettore che ama la sua terra e che, pur conoscendola e vivendola
quotidianamente, potrebbe
essere all’oscuro di molte vicende realmente accadute e
oggettivamente discusse dallo
stesso Gaetano Zingales; in fondo la mia lettura è stata
continuamente accompagnata da questa
espressione di Coelho : ‘L’individuo che non onora la propria
terra non onora se stesso’
che
mi è sempre balenata nella mente dalla prima pagina e che lasciando
l’ultima pagina del libro
potremmo attribuire in senso inverso a questo scrittore in grado di
onorare se stesso onorando
intensamente la terra di cui è frutto.
Ecco
un dono che l’autore regala deliberatamente ai propri concittadini
e come ogni dono va accolto
e custodito con cura!
Immacolata
Pidalà
______________________________________________________
PERCHE’
QUESTO TESTO
Prima
di “depositare” le mie membra, già vetuste, in “quel di
Ceramo”, ho voluto consegnare al mio
paese natio la sua storia, diversa da come, da altri, è stata
descritta. I fatti, per definirsi storici,
devono essere raccontati così come sono accaduti. La storia,
infatti, non può essere solo celebrativa
ma rigorosamente descrittiva anche di eventi spiacevoli. Alcuni di
questi ultimi, di cui
ho memoria e conoscenza, li ho inseriti in questo mio lavoro pur non
facendo riferimento diretto
ai personaggi che li hanno generati perché sono viventi ancora i
loro discendenti. Seppure
le colpe dei padri non possono ricadere sui figli.
L’importante
è narrare il “fatto” condannandolo e deprecandolo affinchè
altri non possano commettere
gli stessi “reati” perché quelle azioni dolorose e illegali
hanno generato danno al paese
ed ai cittadini che direttamente, od anche indirettamente, ne sono
stati colpiti. E vanno denunciati
come crimini affinché essi non si ripetano.
Altri
storici futuri, probabilmente, fra cinquant’anni scriveranno
“apertis verbis”. Io ho narrato gli
episodi senza indicare i personaggi con il loro cognome: alla
perspicacia dei lettori lascio la possibilità
di individuare i defunti attori.
Qualcuno
potrà obiettare che sono vicende del passato e vanno taciute perché
riguardano persone
defunte. Non sono d’accordo nel momento in cui costoro hanno
generato devastanti dispiaceri,
le cui conseguenze sono state a lungo presenti nel tessuto sociale
longese, cambiandone
anche il decorso di vita socio-economica, ma anche delle persone
coinvolte. E’ probabile
che i pochi lettori che mi leggeranno non saranno d’accordo. A
costoro dico che uno storico
si può definire tale se la sua coscienza descrive, nel rigore della
verità, gli eventi senza omissioni
o reticenze, né mistificazioni oppure ingigantendo gli stessi. Cioè,
nudi e crudi.
Inoltre,
aggiungo che personalmente l'omertà non è nella mia cultura. Io non
mi ritengo culturalmente
uno storico, ma un appassionato della storia in genere, di quella
locale in particolare
ed in tale veste mi sono cimentato per rendere un servizio
socio-culturale al mio paese
natio, che ho avuto l’onore si servire in qualità di
Amministratore.
L’ultimo
libro sulla storia di Longi risale ad alcuni decenni addietro, mentre
altre pubblicazioni succedutesi
hanno trattato temi particolari. Riuscire a raccogliere notizie per
un compendio completo
di Storia del paese, nell’accezione specifica della materia, mi ha
indotto a fare delle ricerche
approfondite per tentare di risalire alle origini per indi posare lo
sguardo sui secoli successivi.
L’archivio
storico comunale, relativo ai secoli che precedettero la II guerra
mondiale, venne distrutto
dalle bombe sganciate durante il conflitto sulla biblioteca che lo
custodiva, in quel di Milazzo,
laddove inspiegabilmente venne trasferito presumibilmente
dall’Amministrazione fascista
locale. Milazzo fu ritenuta luogo più sicuro per la sua
preservazione. I fatti hanno dimostrato
il contrario. Durante la contemporanea era repubblicana, i documenti
esistenti presso il
Castello centenario vennero “asportati notte tempo”, assieme ad
altri arredi, da “ignoti ladri”.
Per
non parlare dell’archivio parrocchiale, in cui parecchi documenti
furono bruciati probabilmente
per combattere, si dice, i rigidi inverni…
Ho
dovuto esaminare, quindi, i pochi documenti e frammenti sparsi
contenuti in alcune pubblicazioni.
Da queste ultime, che hanno trattato argomenti, personaggi o eventi
del luogo ho riportato
le notizie più salienti. Di molto aiuto mi è stata la ricerca su
internet, le interviste fatte a
persone che rammentavano alcuni fatti accaduti oppure che erano la
memoria vivente di leggende
e tradizioni tramandate di generazione in generazione. Ne è venuto
fuori un assemblaggio
di notizie, discontinue necessariamente nello scorrere dei secoli, ma
utili per stendere
la storia del paese – senz’altro incompleta per il vuoto di
alcuni secoli - dalle sue origini
ai nostri giorni.
Per
quanto riguarda, invece, la contemporaneità storica mi sono avvalso
di testimonianze resemi da
alcuni cittadini longevi, di “relata refero”, nonché per essere
stato partecipe attivamente di avvenimenti
socio-politici. I quali mi hanno necessariamente indotto ad
illustrarli – in quanto facenti
parte di vicende recenti - con obiettività, senza partigianeria né
animosità e con il rigore che
un testo di storia, affinchè sia tale, esige.
La
storia ammantata da pietismo o quella raccontata per costruire un
periodare simile al “Cicero pro
domo sua” tradisce la sua intrinseca verità e diventa un libello
da bruciare nel rogo delle inutilità.
Il
messaggio che proviene dalla pura Storia deve trasmettere ai posteri
ed ai contemporanei, soprattutto
ai giovani, valori che esprimano insegnamenti di un “modus vivendi”
improntato ad una
condotta morale socialmente giusta e solidale. E’ quello che ho
tentato di mettere in piedi attraverso
questo mio modesto lavoro, durato anni di ricerche e di
approfondimenti.
Un lavoro, probabilmente
lacunoso, ma trasparente e senza omissis né acredine e che parla di
fatti lieti ma anche
meno lieti. Tutto ciò che ho appreso l’ho scritto. Pagine
celebrative per nessuno, semmai descrittive
delle azioni e dell’operosità intelligente di alcuni; tuttavia
epocali – mi sia consentito il
termine - per Longi.
Fra
50 anni, probabilmente, chi scriverà una nuova Storia di Longi,
riferendosi agli eventi contemporanei,
lo potrà fare in maniera più esaustiva ed “apertis verbis”.
Questo
secondo volume fa seguito alla mia pubblicazione precedente, “Alle
pendici delle Rocche”,
in cui avevo dovuto omettere, per esigenze editoriali, alcuni
documenti. Ritengo che sia
venuto fuori un testo aggiornato ed arricchito sul piano storico.
Infatti, questa stesura è incentrata
sulla storia di Longi, dai primordi all’era contemporanea, senza
ripetere eventi già pubblicati
nella precedente edizione, già esaurita. Su quest’ultimo testo ho
riportato alcuni argomenti
con qualche modifica rispetto all’edizione del 2003. Ho aggiunto,
inoltre, altri documenti,
che - ritengo - arricchiscono le informazioni documentali Mi auguro
di essere
riuscito
nell’intento senza nulla togliere alla lettura di testi analoghi,
scritti da altri autori,importanti
come fonti da me consultate.
Ho
dovuto narrare, in prima persona, di eventi succedutisi nel recente
passato in quanto sono stato
testimone e protagonista per la carica istituzionale da me ricoperta.
Fatti, che, in un’ottica storica,
vanno portati a conoscenza della comunità e dei lettori, anche se
non lieti o dolorosi.
Ometterli
sarebbe stata una grave mancanza ed un occultamento della storia del
paese.
Oltretutto,
il mio intento è quello della condivisione dell’assunto che
“bisogna
conoscere la propria
storia passata per guardare al futuro”. E
per chi si accinge alla guida della comunità, l’aggiornamento
culturale su fatti ed eventi succedutisi nel tempo è un percorso
doveroso ed eticamente
importante per un richiamo ai valori, cui dovrebbe ispirarsi colui
che vuole amministrare
il paese. Ma anche per il cittadino comune la conoscenza rientra nel
dovere civico.
Per
una completezza di informazioni, ho inserito un mio saggio
sull’esistenza della antica città di
Demenna in quanto è da lì che partono le origini di Longi, dai
lacedemoni, dagli spartani quindi,
sbarcati sulle rive del Tirreno e rifugiatisi sulle Rocche del
Crasto. Ho inserito anche altri
testi di studiosi relativi a personaggi e fatti che sono stati
protagonisti nel passato, lontano e degli
ultimi secoli.
In
uno con i libri dello scrittore Francesco Lazzara, ritengo che
abbiamo donato al paese una ricchezza
di notizie, che vanno a formare la Storia di Longi, pur essendo
diverse, come contenuto,
le rispettive opere.
Mi
scuso per le sofferte omissioni di testi presenti nella prima
edizione, ma le esigenze di natura prettamente
storica e di editoria mi hanno indotto a fare siffatta scelta. In
tutti i casi, mi auguro di
avere reso un contributo, modesto ma completo, alla ricerca storica
su Longi.
Ringrazio
la d.ssa Immacolata Pidalà per la profonda analisi fatta per
presentare l'opera dopo la
lettura del corposo tomo.
Sono
dovuto ricorrere al “fai da te” per la pubblicazione del libro
essendo rimasta senza riscontro
la richiesta di stampa e pubblicazione ai due enti pubblici locali.
La “consueta distribuzione”
gratuita, pertanto, non è stata possibile in quanto sarebbe stato un
onere economico
personale non indifferente, considerato il costo unitario di ciascun
volume moltiplicato
per le centinaia di copie che si dovrebbero stampare per tutti i
cittadini.
L'autore

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