27 ottobre, 2018



PREFAZIONE


L’individuo che non onora la propria terra,
non onora se stesso’ (Paulo Coelho )

L’opera di natura fortemente storica si caratterizza come un excursus che prende avvio dalle origini di Longi strettamente connesse alla distruzione dell’antica città di Demenna e della sua roccaforte, snodandosi attraverso i secoli che videro il susseguirsi degli innumerevoli casati nobiliari fino all’unità d’Italia e oltre ancora con il novecento, le sue guerre e privazioni varie arrivando sino all’era contemporanea con un particolare riguardo agli eventi storico-politici, alle attività svolte, alle catastrofi naturali e non, e da cui è stato contraddistinto questo piccolo centro montano; nonostante le difficoltà a reperire documenti vari, l’autore riesce con una meticolosa ricerca anche online a far emergere scritti importanti (es:. Concordia...) a
testimonianza della presenza e della condizione complessiva di Longi nei vari periodi storici.
Nel testo trova un’ampia trattazione la realtà attuale sia sul piano territoriale, politico, demografico e le relative problematiche ad essa inevitabilmente correlate e che lasciano spazio ad un’intensa riflessione personale come la spinosa questione dell’eredità ‘smarrita’ del castello in favore del comune o l’analisi della popolazione da cui si evince un suo progressivo depauperamento dovuto a molti fattori con, di contro, l’indicazione di proposte reali per una netta inversione di tendenza e infine, non ultimo per importanza, il dilemma del dissesto idrogeologico.. Inoltre una peculiare attenzione viene riservata ai culti e alle tradizioni
popolari nonché alle leggende e ai miti che si sono perpetuati nel tempo e ancora presenti e rinnovati nel tessuto comunitario; da questo punto di vista si ha la netta impressione che l’autore voglia sviscerare e al contempo valorizzare le testimonianze degli abitanti del luogo ai fini di ricostruire la vera storia del territorio circostante e di coglierne il senso più profondo.
L’intento, apertamente dichiarato, dello scrittore è quello di fornire un resoconto oggettivo della storia di Longi che possa rimanere nella memoria dei posteri nella prospettiva di farne un buon uso per la costruzione di un futuro migliore ma senza rinnegare quel retroterra culturale da cui inevitabilmente si proviene e che si vuole nutrire con i valori dell’onestà, della giustizia e della solidarietà umana; per questo risulta importante la sezione dedicata ai personaggi illustri della collettività (Tommaso Landi, Francesco Gemma, Francesco Zingales...) che hanno fatto la storia di Longi con il loro esempio, la tenacia e le azioni svolte anche a livello nazionale meritandosi cosi l’appellativo di ‘eroi’ e gli onori da parte dei loro
concittadini ma non sempre riconosciuti e spesso tristemente sottaciuti.
Ed è proprio qui che affiora una precisa e puntuale descrizione autobiografica dello scrittore che annovera con scrupolo tutti gli atti e le azioni intraprese durante il suo operato in qualità di sindaco con l’implicita volontà di rendere chiarezza su quanto realizzato in quegli anni e lasciando ai lettori qualsiasi giudizio e opinione finale (‘ai posteri l’ardua sentenza’); cosi su questa scia ma anche in tutto l’arco dello scritto viene tratteggiato il profilo di un uomo in piena maturità che nella consapevolezza delle sue imprese, di ci o che ha ritenuto opportuno fare per il benessere della propria comunità e non, comunque sia, vuole tener fede ad un impegno con se stesso e i suoi valori di integrità e onestà assunti come doveri intoccabili :‘‘cura di essere te stesso che ti amino o no’’ recita il poeta Pessoa..
Quindi nella sua totalità l’opera si presenta come un contenitore ricco di conoscenze che ogni longese dovrebbe possedere per scoprire e irrorare le radici di un’ identità difficile da estirpare, che soggiacciono nell’interiorità di ciascuno e che l’autore scopre man mano che si addentra nel cuore della sua stessa produzione; insomma si tratta di un testo assai complesso
perché ricco di eventi, caratteristiche e peculiarità di un piccolo comune nebroideo e che per questo richiede un lettore dallo spirito attento e animato dallo stesso male di cui irrimediabilmente soffre l’autore stesso: l ’'amore quasi viscerale per il suo paese natio mai dimenticato. Un’immagine di Longi che, nel bene e nel male, lascia senza fiato, è quella che emerge dalla lettura di questo elaborato rimanendo come un pensiero indelebile nella mente del lettore che ama la sua terra e che, pur conoscendola e vivendola quotidianamente, potrebbe essere all’oscuro di molte vicende realmente accadute e oggettivamente discusse dallo stesso Gaetano Zingales; in fondo la mia lettura è stata continuamente accompagnata da questa espressione di Coelho : ‘L’individuo che non onora la propria terra non onora se stesso’
che mi è sempre balenata nella mente dalla prima pagina e che lasciando l’ultima pagina del libro potremmo attribuire in senso inverso a questo scrittore in grado di onorare se stesso onorando intensamente la terra di cui è frutto.
Ecco un dono che l’autore regala deliberatamente ai propri concittadini e come ogni dono va accolto e custodito con cura!

                                 Immacolata Pidalà
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PERCHE’ QUESTO TESTO

Prima di “depositare” le mie membra, già vetuste, in “quel di Ceramo”, ho voluto consegnare al mio paese natio la sua storia, diversa da come, da altri, è stata descritta. I fatti, per definirsi storici, devono essere raccontati così come sono accaduti. La storia, infatti, non può essere solo celebrativa ma rigorosamente descrittiva anche di eventi spiacevoli. Alcuni di questi ultimi, di cui ho memoria e conoscenza, li ho inseriti in questo mio lavoro pur non facendo riferimento diretto ai personaggi che li hanno generati perché sono viventi ancora i loro discendenti. Seppure le colpe dei padri non possono ricadere sui figli.
L’importante è narrare il “fatto” condannandolo e deprecandolo affinchè altri non possano commettere gli stessi “reati” perché quelle azioni dolorose e illegali hanno generato danno al paese ed ai cittadini che direttamente, od anche indirettamente, ne sono stati colpiti. E vanno denunciati come crimini affinché essi non si ripetano.
Altri storici futuri, probabilmente, fra cinquant’anni scriveranno “apertis verbis”. Io ho narrato gli episodi senza indicare i personaggi con il loro cognome: alla perspicacia dei lettori lascio la possibilità di individuare i defunti attori.
Qualcuno potrà obiettare che sono vicende del passato e vanno taciute perché riguardano persone defunte. Non sono d’accordo nel momento in cui costoro hanno generato devastanti dispiaceri, le cui conseguenze sono state a lungo presenti nel tessuto sociale longese, cambiandone anche il decorso di vita socio-economica, ma anche delle persone coinvolte. E’ probabile che i pochi lettori che mi leggeranno non saranno d’accordo. A costoro dico che uno storico si può definire tale se la sua coscienza descrive, nel rigore della verità, gli eventi senza omissioni o reticenze, né mistificazioni oppure ingigantendo gli stessi. Cioè, nudi e crudi.
Inoltre, aggiungo che personalmente l'omertà non è nella mia cultura. Io non mi ritengo culturalmente uno storico, ma un appassionato della storia in genere, di quella locale in particolare ed in tale veste mi sono cimentato per rendere un servizio socio-culturale al mio paese natio, che ho avuto l’onore si servire in qualità di Amministratore.
L’ultimo libro sulla storia di Longi risale ad alcuni decenni addietro, mentre altre pubblicazioni succedutesi hanno trattato temi particolari. Riuscire a raccogliere notizie per un compendio completo di Storia del paese, nell’accezione specifica della materia, mi ha indotto a fare delle ricerche approfondite per tentare di risalire alle origini per indi posare lo sguardo sui secoli successivi.
L’archivio storico comunale, relativo ai secoli che precedettero la II guerra mondiale, venne distrutto dalle bombe sganciate durante il conflitto sulla biblioteca che lo custodiva, in quel di Milazzo, laddove inspiegabilmente venne trasferito presumibilmente dall’Amministrazione fascista locale. Milazzo fu ritenuta luogo più sicuro per la sua preservazione. I fatti hanno dimostrato il contrario. Durante la contemporanea era repubblicana, i documenti esistenti presso il Castello centenario vennero “asportati notte tempo”, assieme ad altri arredi, da “ignoti ladri”.
Per non parlare dell’archivio parrocchiale, in cui parecchi documenti furono bruciati probabilmente per combattere, si dice, i rigidi inverni…
Ho dovuto esaminare, quindi, i pochi documenti e frammenti sparsi contenuti in alcune pubblicazioni. Da queste ultime, che hanno trattato argomenti, personaggi o eventi del luogo ho riportato le notizie più salienti. Di molto aiuto mi è stata la ricerca su internet, le interviste fatte a persone che rammentavano alcuni fatti accaduti oppure che erano la memoria vivente di leggende e tradizioni tramandate di generazione in generazione. Ne è venuto fuori un assemblaggio di notizie, discontinue necessariamente nello scorrere dei secoli, ma utili per stendere la storia del paese – senz’altro incompleta per il vuoto di alcuni secoli - dalle sue origini ai nostri giorni.
Per quanto riguarda, invece, la contemporaneità storica mi sono avvalso di testimonianze resemi da alcuni cittadini longevi, di “relata refero”, nonché per essere stato partecipe attivamente di avvenimenti socio-politici. I quali mi hanno necessariamente indotto ad illustrarli – in quanto facenti parte di vicende recenti - con obiettività, senza partigianeria né animosità e con il rigore che un testo di storia, affinchè sia tale, esige.
La storia ammantata da pietismo o quella raccontata per costruire un periodare simile al “Cicero pro domo sua” tradisce la sua intrinseca verità e diventa un libello da bruciare nel rogo delle inutilità.
Il messaggio che proviene dalla pura Storia deve trasmettere ai posteri ed ai contemporanei, soprattutto ai giovani, valori che esprimano insegnamenti di un “modus vivendi” improntato ad una condotta morale socialmente giusta e solidale. E’ quello che ho tentato di mettere in piedi attraverso questo mio modesto lavoro, durato anni di ricerche e di approfondimenti. 
Un lavoro, probabilmente lacunoso, ma trasparente e senza omissis né acredine e che parla di fatti lieti ma anche meno lieti. Tutto ciò che ho appreso l’ho scritto. Pagine celebrative per nessuno, semmai descrittive delle azioni e dell’operosità intelligente di alcuni; tuttavia epocali – mi sia consentito il termine - per Longi.
Fra 50 anni, probabilmente, chi scriverà una nuova Storia di Longi, riferendosi agli eventi contemporanei, lo potrà fare in maniera più esaustiva ed “apertis verbis”.
Questo secondo volume fa seguito alla mia pubblicazione precedente, “Alle pendici delle Rocche”, in cui avevo dovuto omettere, per esigenze editoriali, alcuni documenti. Ritengo che sia venuto fuori un testo aggiornato ed arricchito sul piano storico. Infatti, questa stesura è incentrata sulla storia di Longi, dai primordi all’era contemporanea, senza ripetere eventi già pubblicati nella precedente edizione, già esaurita. Su quest’ultimo testo ho riportato alcuni argomenti con qualche modifica rispetto all’edizione del 2003. Ho aggiunto, inoltre, altri documenti, che - ritengo - arricchiscono le informazioni documentali Mi auguro di essere
riuscito nell’intento senza nulla togliere alla lettura di testi analoghi, scritti da altri autori,importanti come fonti da me consultate.
Ho dovuto narrare, in prima persona, di eventi succedutisi nel recente passato in quanto sono stato testimone e protagonista per la carica istituzionale da me ricoperta. Fatti, che, in un’ottica storica, vanno portati a conoscenza della comunità e dei lettori, anche se non lieti o dolorosi.
Ometterli sarebbe stata una grave mancanza ed un occultamento della storia del paese.
Oltretutto, il mio intento è quello della condivisione dell’assunto che “bisogna conoscere la propria storia passata per guardare al futuro”. E per chi si accinge alla guida della comunità, l’aggiornamento culturale su fatti ed eventi succedutisi nel tempo è un percorso doveroso ed eticamente importante per un richiamo ai valori, cui dovrebbe ispirarsi colui che vuole amministrare il paese. Ma anche per il cittadino comune la conoscenza rientra nel dovere civico.
Per una completezza di informazioni, ho inserito un mio saggio sull’esistenza della antica città di Demenna in quanto è da lì che partono le origini di Longi, dai lacedemoni, dagli spartani quindi, sbarcati sulle rive del Tirreno e rifugiatisi sulle Rocche del Crasto. Ho inserito anche altri testi di studiosi relativi a personaggi e fatti che sono stati protagonisti nel passato, lontano e degli ultimi secoli.
In uno con i libri dello scrittore Francesco Lazzara, ritengo che abbiamo donato al paese una ricchezza di notizie, che vanno a formare la Storia di Longi, pur essendo diverse, come contenuto, le rispettive opere.
Mi scuso per le sofferte omissioni di testi presenti nella prima edizione, ma le esigenze di natura prettamente storica e di editoria mi hanno indotto a fare siffatta scelta. In tutti i casi, mi auguro di avere reso un contributo, modesto ma completo, alla ricerca storica su Longi.
Ringrazio la d.ssa Immacolata Pidalà per la profonda analisi fatta per presentare l'opera dopo la lettura del corposo tomo.
Sono dovuto ricorrere al “fai da te” per la pubblicazione del libro essendo rimasta senza riscontro la richiesta di stampa e pubblicazione ai due enti pubblici locali. La “consueta  distribuzione” gratuita, pertanto, non è stata possibile in quanto sarebbe stato un onere economico personale non indifferente, considerato il costo unitario di ciascun volume moltiplicato per le centinaia di copie che si dovrebbero stampare per tutti i cittadini. 

L'autore


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